Federconfidi, il 2011 anno difficile: sofferenze a 139 milioni

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Un anno difficile. Con un rallentamento della crescita dei prestiti alle imprese di oltre un terzo, un calo di quelli in essere del 20% e un aumento delle sofferenze arrivate a quota 139 milioni. A parlare di un 2011 che ha fatto sentire la morsa del credit crunch sulle Pmi sono i dati di Federconfidi, la federazione tra i consorzi di garanzia collettiva dei fidi di Confindustria – nata nel 1972 con l’obiettivo di coordinare e rappresentare il sistema delle associazioni territoriali – che ha presentato oggi a Roma, al tempio di Adriano, la sua indagine annuale tracciando anche un bilancio della propria attività in occasione dei primi quarant’anni di attività. Un contesto di crisi globale innescatosi nel 2008 dove, ha spiegato il presidente Pietro Mulatero in apertura dei lavori, «la macchina dei confidi industriali continua a produrre significativi risultati in termini di sostegno alle Pmi. La percentuale di accoglimento delle domande di finanziamento da parte delle banche è stata, per la maggior parte, dei nostri confidi superiore al 70%, un elemento che rende manifesta l’esigenza e l’utilità di un rafforzamento patrimoniale che il sistema continua a sollecitare per rimanere a fianco delle Pmi nell’accesso al credito bancario».

Il sistema Federconfidi
Il sistema attualmente associa 80mila imprese su tutto il territorio nazionale in 47 confidi (di cui 16 intermediari vigilati) dai circa 100 degli inizi degli anni 70. Una contrazione del 40% che non corrisponde a una ridotta presenza sul mercato, ma piuttosto nelle politiche dell’associazione che ha promosso fusioni e aggregazioni tra i confidi soci con l’obiettivo di raggiungere una dimensione aziendale maggiore per affrontare meglio le sfide del mercato e raggiungere standard patrimoniali e organizzativi adeguati alla trasformazione in intermediari finanziari e creditizi.

Lo scenario 2011
Lo scorso anno nel 2011 il sistema Federconfidi ha garantito finanziamenti per 3,5 miliardi (per oltre 30mila operazioni) con una contrazione del 36,7% annuo. Di questi più della metà sono affidamenti a breve termine. Una contrazione che si riflette anche sullo stock complessivo dei finanziamenti in essere a fine anno: 11,2 miliradi contro i 14,1 del 2010. Se le sofferenze hanno sfiorato i 140 milioni e pesano in misura pari al 1,2% rispetto ai finanziamenti garantiti in essere, le escussioni registrate nello stesso periodo di riferimento ammontano a circa 55 milioni di euro, ma nei primi sei mesi del 2012 sono quasi raddoppiate per una cifra di circa 48 milioni di euro.

Regina: pmi in una morsa fra mancati pagamenti della Pa e calo della domanda
Uno scenario, quello tracciato da Federconfidi oggi, che evidenzia la situazione di difficoltà che si trovano ad affrontare le imprese sul territorio, già penalizzate dai crediti della Pa. «Le pmi vivono in una morsa tra i mancati pagamenti della Pubblica Amministrazione e un calo della domanda di beni e servizi che è allarmante, ai livelli del dopoguerra – sottolinea Aurelio Regina, vice presidente di Confindustria per lo Sviluppo economico, intervenendo alla presentazone dell’indagine Federconfidi – e lo Stato che non paga i suoi debiti non è uno Stato credibile. Per questo giudichiamo importate il recepimento della direttiva sui ritardati pagamenti e ora chiediamo che venga estesa anche agli appalti pubblici». Regina ha poi affermato l’importanza del sistema dei Confidi che, pur in una situazione di crisi grave come quella che sta attraversando l’Italia, hanno avuto «un ruolo di sostegno importantissimo per le Pmi: hanno svolto il loro compito aumentando il valore della garanzie prestate. Il sistema deve rispondere compatto, cogliendo opportunità e riposizionandosi, anche attraverso processi di aggregazione e patrimonializzazione».

Preoccupano i nuovi requisiti per l’accesso al credito
E a preoccupare in questo contesto è anche l’applicazione dei nuovi requisiti patrimoniali per l’accesso al credito. «Dopo il rinvio sine die dell’adozione dei Basilea 3 da parte delle banche americane», spiega al convegno Vincenzo Boccia, vice presidente Confindustria e presidente Piccola industria di Confindustria, l’auspicio é che l’Europa sia più pragmatica su questa materia. Dopo la decisione delle autorità monetarie americane si é creata «una asimmetria nell’applicazione delle regole per cui negli Usa le banche non utilizzeranno i parametri previsti da Basilea 3 mentre in Europa avremo a che fare con uno strumento prociclico come questo. Servirebbe una pausa di riflessione».

Stirpe: fondamentale valorizzare il sistema Confidi
A sottolineare come sia fondamentale valorizzare il sistema dei Confidi è anche Maurizo Stirpe, presidente di Unindustria, l’unione degli industriali di Roma, Frosinone, Rieti e Viterbo, relatore della tavola rotonda nell’ambito del convegno, sistema «che in un periodo estremamente complesso, è riuscito ad attutire gli effetti della crisi» Ricordando che «il Confidi del Lazio ha precorso i tempi aggregando tutte le realtà provinciali della Regione per fonderle in un unico Consorzio, il primo Confidi ad aver ottenuto dalla Banca d’Italia il provvedimento d’iscrizione nell’elenco speciale degli Intermediari Finanziari Vigilati».

 

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Lo scorso anno nel 2011 il sistema Federconfidi ha garantito finanziamenti per 3,5 miliardi (per oltre 30mila operazioni) con una contrazione del 36,7% annuo. Di questi più della metà sono affidamenti a breve termine. Una contrazione che si riflette anche sullo stock complessivo dei finanziamenti in essere a fine anno: 11,2 miliradi contro i 14,1 del 2010. Se le sofferenze hanno sfiorato i 140 milioni e pesano in misura pari al 1,2% rispetto ai finanziamenti garantiti in essere, le escussioni registrate nello stesso periodo di riferimento ammontano a circa 55 milioni di euro, ma nei primi sei mesi del 2012 sono quasi raddoppiate per una cifra di circa 48 milioni di euro.

 

Regina: pmi in una morsa fra mancati pagamenti della Pa e calo della domanda
Uno scenario, quello tracciato da Federconfidi oggi, che evidenzia la situazione di difficoltà che si trovano ad affrontare le imprese sul territorio, già penalizzate dai crediti della Pa. «Le pmi vivono in una morsa tra i mancati pagamenti della Pubblica Amministrazione e un calo della domanda di beni e servizi che è allarmante, ai livelli del dopoguerra – sottolinea Aurelio Regina, vice presidente di Confindustria per lo Sviluppo economico, intervenendo alla presentazone dell’indagine Federconfidi – e lo Stato che non paga i suoi debiti non è uno Stato credibile. Per questo giudichiamo importate il recepimento della direttiva sui ritardati pagamenti e ora chiediamo che venga estesa anche agli appalti pubblici». Regina ha poi affermato l’importanza del sistema dei Confidi che, pur in una situazione di crisi grave come quella che sta attraversando l’Italia, hanno avuto «un ruolo di sostegno importantissimo per le Pmi: hanno svolto il loro compito aumentando il valore della garanzie prestate. Il sistema deve rispondere compatto, cogliendo opportunità e riposizionandosi, anche attraverso processi di aggregazione e patrimonializzazione».

Preoccupano i nuovi requisiti per l’accesso al credito
E a preoccupare in questo contesto è anche l’applicazione dei nuovi requisiti patrimoniali per l’accesso al credito. «Dopo il rinvio sine die dell’adozione dei Basilea 3 da parte delle banche americane», spiega al convegno Vincenzo Boccia, vice presidente Confindustria e presidente Piccola industria di Confindustria, l’auspicio é che l’Europa sia più pragmatica su questa materia. Dopo la decisione delle autorità monetarie americane si é creata «una asimmetria nell’applicazione delle regole per cui negli Usa le banche non utilizzeranno i parametri previsti da Basilea 3 mentre in Europa avremo a che fare con uno strumento prociclico come questo. Servirebbe una pausa di riflessione».

Stirpe: fondamentale valorizzare il sistema Confidi
A sottolineare come sia fondamentale valorizzare il sistema dei Confidi è anche Maurizo Stirpe, presidente di Unindustria, l’unione degli industriali di Roma, Frosinone, Rieti e Viterbo, relatore della tavola rotonda nell’ambito del convegno, sistema «che in un periodo estremamente complesso, è riuscito ad attutire gli effetti della crisi» Ricordando che «il Confidi del Lazio ha precorso i tempi aggregando tutte le realtà provinciali della Regione per fonderle in un unico Consorzio, il primo Confidi ad aver ottenuto dalla Banca d’Italia il provvedimento d’iscrizione nell’elenco speciale degli Intermediari Finanziari Vigilati».

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