I dubbi dei sindacati sul piano di Stellantis
Stellantis ha annunciato nelle scorse settimane un netto cambiamento di rotta per alcuni impianti italiani, soprattutto quello di Mirafiori. Dopo anni di investimenti ridotti, il gruppo ha annunciato il ritorno della produzione di automobili con motori a combustione nell’impianto torinese, le 500 ibride, da affiancare alla linea già esistente della 500 elettrica. Nonostante queste misure,…
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Stellantis ha annunciato nelle scorse settimane un netto cambiamento di rotta per alcuni impianti italiani, soprattutto quello di Mirafiori. Dopo anni di investimenti ridotti, il gruppo ha annunciato il ritorno della produzione di automobili con motori a combustione nell’impianto torinese, le 500 ibride, da affiancare alla linea già esistente della 500 elettrica.

Nonostante queste misure, a giugno i sindacati sono scesi comunque in piazza a Torino. L’accusa da parte delle sigle dei metalmeccanici è quella di mancanza di prospettive, di promesse irrealizzabili e in generale una certa diffidenza nei confronti dell’azienda. Per questo la richiesta era stata chiara: un altro produttore da aggiungere a Fiat nell’impianto torinese. Leapmotor però produrrà in Polonia.

Le promesse di Stellantis per l’Italia

Dall’inizio del 2024 Stellantis, il gruppo automobilistico europeo che controlla la maggior parte dei grandi marchi italiani, ha avuto screzi con il governo e con i sindacati per via della sua politica di investimento in Italia. Da anni infatti l’azienda sta riducendo il suo impegno nel Paese, diminuendo soprattutto le assunzioni e adottando piani industriali che hanno trascurato l’indotto creato da Fiat in decenni di esternalizzazione.

L’esempio più famoso di questa tendenza è lo storico impianto torinese di Mirafiori. Dopo essere stato il centro della produzione di Fiat per anni e aver permesso la nascita di una serie di aziende che ne rifornivano il reparto di assemblamento delle auto di componenti, Stellantis ha deciso di ridurne progressivamente la grandezza, escludendo poi la produzione di auto a combustione in favore di una linea della Fiat 500 elettrica.

I sindacati hanno a lungo protestato contro questa scelta e, all’inizio di giugno 2024, le rimostranze sembravano aver avuto effetto. L’amministratore delegato di Stellantis Carlos Tavares ha infatti annunciato che a Mirafiori si produrrà anche la 500 ibrida. Un’auto con un motore a combustione, che darebbe quindi possibilità anche all’indotto di rinvigorirsi.

I dubbi dei sindacati

Questo annuncio non è però stato accolto con l’entusiasmo atteso dai sindacati. Una delle ragioni sono le tempistiche. Ci vorrà più di un anno per riadattare Mirafiori alle linee per auto a combustione e la produzione della 500 ibrida difficilmente andrà a regime prima del 2026. Dopo un 2024 segnato dalla cassa integrazione e dai contratti di solidarietà, quindi, gli operai di Mirafiori dovranno attendere realisticamente ancora più di un anno per vedere i primi effetti di questa decisione.

Per questa ragione le sigle sindacali dei metalmeccanici hanno continuato a scendere in piazza per chiedere più garanzie a Stellantis ma anche che una nuova azienda entri nell’impianto di Mirafiori. Sono decenni che una grande società che non fa parte dello stesso gruppo di Fiat non produce auto in Italia. Questa prospettiva avrebbe potuto realizzarsi, anche se solo tecnicamente, con la cinese Leapmotor.

L’azienda, che ha un accordo di partnership per la distribuzione delle sue auto elettriche in Europa con Stellantis, si è recentemente messa a cercare un possibile impianto europeo in cui spostare parte della sua produzione, per evitare le sanzioni dell’Ue verso le vetture a batteria cinesi. Stellantis ha però annunciato di aver trovato un accordo per con Leapmotor per farle utilizzare uno dei suoi impianti in Polonia, lasciando Mirafiori ancora completamente dipendente dal destino di Fiat.

“Vogliamo sicuramente tenerci Stellantis ma vogliamo anche un nuovo produttore. Non è importante di dove, importante è far capire ai produttori mondiali che se vengono a Torino trovano terreno fertile, l’orgoglio torinese di sapere fare le auto, di saper fare industria” ha sintetizzato Edi Lazzi,  Segretario generale della Fiom-Cgil di Torino.

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