I Paesi della Unione Europea vogliono proibire la distruzione dei vestiti invenduti
Nuovi requisiti nella progettazione dei prodotti per limitarne l'impatto sull'ambiente, renderli più affidabili, riutilizzabili e riparabili, ma anche più facili da riciclare e più efficienti in termini di risorse consumate.

Nuovi requisiti nella progettazione dei prodotti per limitarne l’impatto sull’ambiente, renderli più affidabili, riutilizzabili e riparabili, ma anche più facili da riciclare e più efficienti in termini di risorse consumate.

Il Consiglio ha dichiarato in un comunicato stampa di voler “rafforzare l’ambizione di questa legislazione”, aggiungendo il divieto di distruzione di tessili, scarpe e abbigliamento invenduti. Si tratta di “ridurre l’impatto ambientale di vestiti e accessori che vengono prodotti ma mai utilizzati”, ha precisato.
 
Le piccole e microimprese sarebbero tuttavia esentate e le medie imprese beneficerebbero di un’esenzione durante un periodo transitorio di 4 anni, per concedere loro il tempo di adattarsi. Il testo deve essere ancora negoziato con il Parlamento europeo, che dovrà adottare la propria posizione nelle prossime settimane.
 
La proposta della Commissione introduce anche per l’abbigliamento, come per un’ampia gamma di prodotti di consumo, un “passaporto digitale” sotto forma di codice QR. Ciò consentirà ai consumatori di conoscere l’impatto dei loro acquisti sull’ambiente e fornirà informazioni sulla tracciabilità e sui materiali utilizzati che faciliteranno la riparazione e il riciclo.
 
La UE intende dunque agire sulla progettazione dei prodotti, in quanto stima essa determini fino all’80% del loro impatto ambientale.

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