Il mondo del lavoro cerca queste skill, le più richieste per il 2024
Nel contesto di un mercato del lavoro in continua evoluzione, le competenze professionali richieste cambiano rapidamente. L’indagine dell’Istat del 2022 offre una visione dettagliata sulle competenze più richieste per il 2024. Quali sono le skill essenziali che i lavoratori e le lavoratrici italiane dovranno padroneggiare per rimanere competitivi? Le competenze richieste nel 2024 riflettono un…

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Nel contesto di un mercato del lavoro in continua evoluzione, le competenze professionali richieste cambiano rapidamente. L’indagine dell’Istat del 2022 offre una visione dettagliata sulle competenze più richieste per il 2024. Quali sono le skill essenziali che i lavoratori e le lavoratrici italiane dovranno padroneggiare per rimanere competitivi?

Le competenze richieste nel 2024 riflettono un mercato del lavoro in evoluzione, dove le skill digitali, ma anche cognitive, fisico-motorie e relazionali giocano un ruolo cruciale anche se in maniera differente.

Le competenze per il 2024: skill digitali

L’utilizzo delle competenze digitali è in crescita costante, con il 37,1% degli occupati italiani che utilizza strumenti digitali per almeno metà del tempo lavorativo, sebbene questa percentuale sia inferiore alla media UE (41,2%). I dati Istat mostrano inoltre che per le donne tale competenza sale al 42,1%, mentre per gli uomini si ferma del 33,4%. I laureati e coloro che operano in professioni scientifiche sono i principali utilizzatori, con quote che raggiungono anche il 90% per specialisti in settori come le scienze matematiche e l’ingegneria.

Tra i professionisti tecnici, come per chi lavora nell’organizzazione, amministrazione e nelle attività finanziarie e commerciali l’uso delle digital skill supera l’80% Anche tra legislatori, imprenditori e alta dirigenza, l’uso delle competenze digitali è molto diffuso, con oltre il 75% degli utilizzatori. Per gli imprenditori di piccole aziende, la quota scende al di sotto del 40%, mentre il 13,8% dichiara di non usare mai le tecnologie digitali.

Competenze cognitive e fisiche-motorie: i dati

Le competenze cognitive, come la lettura di documenti tecnici e l’esecuzione di calcoli complessi, sono utilizzate frequentemente dal 19% degli occupati, in linea con la media europea del 19,7%. Queste competenze sono particolarmente rilevanti tra i laureati e coloro che ricoprono professioni intellettuali e tecniche. L’uso di queste competenze è ritenuto fondamentale per garantire la qualità nelle professioni che richiedono un alto livello di analisi e comprensione dei dati.

Le competenze fisico-motorie, anche se i dati sembrerebbero puntare altrove, sono ancora essenziali. Il lavoro fisico in Italia è una skill richiesta per il 37,4% degli occupati, un dato superiore alla media UE del 26,5%. La destrezza manuale è inoltre utilizzata dal 23,2% degli occupati, rispetto al 16,8% della media UE. Le competenze fisico-motorie sono più frequenti tra gli uomini (41,6% utilizza forza fisica e 25,3% destrezza manuale) rispetto alle donne (31,6% forza fisica e 20,2% destrezza manuale). Tali competenze sono più utili in settori come l’artigianato, l’agricoltura e le professioni non qualificate, dove oltre il 60% degli occupati utilizza forza fisica per almeno metà del tempo lavorativo.

Il valore dell’interazione: le competenze relazionali

Un’altra competenza per il lavoro nel 2024, tenuta poco in considerazione, è la skill relazionale. Tra queste rientrano la comunicazione interna ed esterna, fondamentale per migliorare la collaborazione e l’efficienza aziendale, ma non solo.

A questa si affianca, quasi in contrapposizione (ma solo apparente), l’autonomia nel lavoro. Si tratta di una competenza cruciale che aumenta con l’età e il livello di istruzione. I lavoratori con titoli di studio più elevati utilizzano più frequentemente competenze relazionali e mostrano una maggiore capacità di gestire autonomamente i propri compiti, migliorando la produttività e l’efficienza. In poche parole: l’esperienza fa la differenza per il mondo del lavoro e secondo i dati fa la differenza anche il dove si lavora.

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