In tema di telecomunicazioni, tutti gli occhi sono puntati su Inwit
Si sposta sui contratti il futuro delle infrastrutture per la telefonia.

Si sposta sui contratti il futuro delle infrastrutture per la telefonia. Tutti gli occhi sono puntati su Inwit, la principale società italiana di torri per telecomunicazioni, fino a oggi. Il suo ruolo è in discussione dopo che i suoi due maggiori clienti – Tim e Fastweb-Vodafone – hanno annunciato una joint venture per costruire in proprio nuove torri e accelerare il dispiegamento del 5G. Una mossa che Inwit giudica incompatibile con gli accordi in vigore. Con una nota arrivata nella tarda serata di ieri, il consiglio di amministrazione della società ha formalmente dichiarato che il progetto dei due clienti è «in contrasto con i master service agreement» (Msa) sottoscritti, ribadendo la necessità di rispettarne la durata e i contenuti. La conseguenza dell’accordo, che porterebbe sul mercato 6mila nuove torri, ha già mostrato i suoi effetti, con inwit che continua a cedere il 10% il giorno dopo avere rivisto in tarda serata le previsioni per il 2026 e le prospettive di medio termine.

E a poco sono servite le precisazioni, arrivate nella prima mattina di venerdì, in call con gli analisti del direttore generale di Inwit Dieo Galli, che ha sottolineato come Fastweb+Vodafone sia tenuta a rispettare gli accordi fino al 2038.
Proprio da questi tempi dipenderà il futuro delle infrastrutture. Fastweb-Vodafone, i due operatori ritengono che il contratto scada nel 2028, con una finestra per la disdetta che si aprirebbe a breve. Inwit, invece, sostiene che il cambio di controllo avvenuto in Tim – che nel 2022 aveva ceduto la maggior parte della propria quota ad Ardian per poi uscire del tutto nel 2024 – faccia scattare la proroga alle condizioni originarie, prolungando la validità degli accordi fino al 2038. Un nodo interpretativo che rischia di finire nelle aule di tribunale.

Galli ha escluso di voler ricorrere a un contenzioso da portare in tribunale, che sarebbe uno strumento da usare solo in extremis: «Non vogliamo, non abbiamo bisogno e non apprezziamo la via legale», ha dichiarato, aggiungendo però che l’opzione verrebbe attivata qualora Swisscom – azionista di riferimento di Fastweb – inviasse una comunicazione formale di rescissione. Sul piano industriale, Galli ha sottolineato come «la rete di Inwit non sia replicabile, perché il risultato di trent’anni di ottimizzazione continua» e un insieme di posizioni sul territorio che renderebbero qualsiasi alternativa non solo costosa, ma strutturalmente inadeguata.

Sul negoziato, Inwit si è detta disponibile a rivedere alcune condizioni economiche – prezzi, adeguamento all’inflazione, perimetro degli investimenti aggiuntivi – ma senza cedere sotto pressione e senza accettare di sedersi al tavolo in condizioni di svantaggio. «Potrebbe esserci spazio per trovare un equilibrio ragionevole, un’equa soluzione in cui si crea valore tra più parti», ha detto Galli, precisando però che «costringerci a negoziare da una posizione di debolezza non è accettabile».

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