Il rincaro dell’energia continua a preoccupare l’Eurozona, ma per il momento non avrebbe prodotto forti effetti a catena sul resto dei prezzi. A sostenerlo è Philip Lane, capo economista della BCE, mentre resta aperto il dibattito sui prossimi tassi d’interesse.
BCE: l’energia non sta ancora contagiando tutti i prezzi
Gli elevati prezzi dell’energia non hanno ancora prodotto nell’Eurozona forti effetti di secondo impatto sull’inflazione.
È il messaggio arrivato il 6 ottobre da Philip Lane, capo economista della Banca Centrale Europea, che ha sottolineato come rimanga ancora molta incertezza sull’effettiva trasmissione dei rincari energetici al resto dell’economia.
Gli effetti di secondo impatto rappresentano uno degli elementi maggiormente osservati dalle banche centrali. Si verificano, ad esempio, quando l’aumento dell’energia porta a rincari diffusi di beni e servizi oppure alimenta richieste salariali più elevate, creando nuove pressioni sui prezzi.
Per il momento la BCE non vede segnali particolarmente forti in questa direzione.
Inflazione sopra il target della BCE
La prudenza rimane comunque elevata. I dati pubblicati nei giorni scorsi hanno mostrato un’accelerazione dell’inflazione dell’Eurozona superiore alle attese.
Il tema energetico rimane centrale perché petrolio e gas hanno registrato forti aumenti negli ultimi mesi a causa delle tensioni geopolitiche e dei timori sulle forniture.
All’interno della BCE il dibattito riguarda soprattutto la risposta da dare a questa nuova fase. Da un lato, un’inflazione persistentemente superiore all’obiettivo del 2% potrebbe giustificare una politica monetaria più restrittiva.
Dall’altro, tassi e rendimenti obbligazionari già elevati stanno esercitando una pressione sull’economia e potrebbero contribuire autonomamente a frenare consumi, investimenti e, nel medio periodo, inflazione.
Cosa può succedere ai tassi
Proprio questo equilibrio renderà particolarmente importanti le prossime riunioni della BCE.
La banca centrale dovrà capire se il rincaro dell’energia rappresenti principalmente uno shock temporaneo oppure possa trasformarsi in un aumento più persistente e generalizzato dei prezzi.
Per famiglie e imprese europee la questione è particolarmente rilevante. Nuovi rialzi dei tassi renderebbero più costosi mutui, prestiti e finanziamenti aziendali, mentre una politica troppo accomodante potrebbe rischiare di lasciare maggiore spazio all’inflazione.
Lane ha quindi invitato alla cautela nel formulare previsioni definitive sullo scenario economico.
I prossimi dati su prezzi, salari e crescita saranno determinanti per comprendere se le pressioni energetiche resteranno circoscritte oppure inizieranno a propagarsi più chiaramente all’intera economia dell’Eurozona.