Ci sono ben tre fattori che stanno minacciando il costo del denaro dell’Eurozona e che rischiano dunque di far scendere i tassi di interesse.
Di primo acchito, una eventuale discesa dei tassi non sarebbe una notizia negativa per i cittadini dell’area euro: tutt’altro, visto che le rate sui mutui a tassi variabili e i costi di finanziamento si ridurrebbero ulteriormente. Non per niente, la platea delle colombe che sperano in interventi più decisi sul costo del denaro da parte di Lagarde è decisamente affollata, nonostante le otto sforbiciate che la Banca centrale europea ha annunciato nel periodo compreso tra il 6 giugno del 2024 e il 5 giugno del 2025.
Detto questo, un calo più accentuato dei tassi di quanto messo in conto dalla BCE e rispetto a quanto calcolato dai mercati e dagli esperti non sarebbe affatto positivo, nel caso in cui riflettesse una misura di emergenza, necessaria da attivare per blindare l’Eurozona dalla minaccia di una disinflazione, a rischio di diventare deflazione.
Le spinte disinflazionistiche non sono infatti certo sinonimo di crescita del PIL, in sostanza di una economia sana. E proprio di spinte disinflattive sostiene Mario Pietrunti, Senior European Economist di BNP Paribas Asset Management, identificando tre fattori che rischierebbero di innescarle nell’arco dei prossimi trimestri.
BCE, sui tassi Lagarde troppo sicura del fatto suo? “Il processo disinflazionistico si è concluso”
Per ora la BCE di Christine Lagarde è sicura del fatto suo e Lagarde sembra ancora più concentrata sulla minaccia dell’inflazione – contando sugli effetti del bazooka fiscale della Germania di Merz e delle maggiori spese per la difesa su cui punta l’Unione europea – che sul pericolo di una disinflazione: spettro che, invece, secondo diversi economisti, potrebbe concretizzarsi con il rallentamento dei fondamentali economici, alle prese con i dazi di Trump.
E spettro che Lagarde neanche vedrebbe, dal momento che, nell’ultimo BCE Day dell’11 settembre 2025, pur ammettendo che “un euro più forte potrebbe far scendere l’inflazione più delle attese”, ha sottolineato che “ l’inflazione è dove vogliamo che si trovi ” e che “il mercato domestico sta mostrando resilienza”.
La numero uno dell’Eurotower ha detto anche che, a suo avviso, il processo disinflazionistico si è concluso, a dispetto di chi l’ha invitata, e anche da un po’, a sfornare addirittura un bazooka, in quanto il tempo starebbe per scadere. E a dispetto di chi teme che la Banca centrale americana stia scherzando con il fuoco.
Pur evitando di lanciare alert specifici, nel ricordare che nell’ultima riunione di politica monetaria “ la BCE ha ribadito l’intenzione di non effettuare ulteriori aggiustamenti ai tassi, a meno che il quadro macroeconomico non si deteriori repentinamente”, Pietrunti di BNP Paribas Asset Management ha identificato per l’appunto tre fattori che rischiano di far scendere ulteriormente i tassi di interesse dell’area euro e che potrebbero dunque erodere il costo del denaro: notizia non positiva soprattutto per le banche del blocco, che hanno beneficiato per diversi anni di un New Normal di tassi più alti (e che già hanno iniziato a scontare l’effetto dei tagli del costo del denaro avviati dall’Eurotower con l’inizio della fase di allentamento monetario del giugno del 2024).