L’assemblea alla base del piano di salvataggio di Banca Carige è prevista per domani

Carige aspetta l'arrivo di Bonomi Cresce l’ansia e l’angoscia pensando a cosa ne sarà di Banca Carige dopo il piano risanamento. Ovvero quale sarà il futuro del famoso istituto di Genova e Imperia che valorizzava il territorio e supportava il tessuto socio economico dell’area?

Tutto parte dell’esposto dei piccoli azionisti Carige depositato alla Consob riguardo proprio il piano di rafforzamento della patrimonializzazione bancaria, così come redatto dalle parti sociali in causa. Fabio Pavesi e Ferruccio Sansa sul Fatto quotidiano, spiegano che, ammesso l’assemblea approvi l’aumento di 700 milioni del capitale, questo metterà si a posto i conti, ma sarà solo virtuale perché sparirà immantinente e nemmeno il prestito da 200 milioni, già con impegni sottoscritti, riuscirà forse a determinare un cambiamento.

All’interno del piano redatto dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (acronimo FITD)  insieme a Cassa Centrale Banca ed allo Schema Volontario di Intervento dello stesso FITD (lo SVI), ci sono criticità e problematiche che non solo hanno destato qualche domanda allo stesso azionista maggioritario, Malacalza,il quale vedrà la propria partecipazione ridursi al massimo al 2%, ma anche in capo ai piccoli azionisti, pur soggetti al bonus premiale.

Da questa manovra, avremmo una nuova Banca Carige che si mostrerà al mondo degli stakeholder con requisiti patrimoniali tra i migliori del comparto italiano, senza sofferenze (cedute dai commissari alla SGA) e senza impedimento alla sua attività. Il problema, però, riguarda proprio la sua attività, ossia la sua operatività.

Durante la fase di gestione commissariale, le perdite sono state ingenti, sia in borsa (dove il titolo è stato poi estromesso dal listino), sia per quanto concerne la gestione ordinaria fatta dai commissari. Nella semestrale, emessa su richiesta di Cassa Centrale Banca (acronimo CCB), le perdite erano pari a 428,5 milioni di euro.

Il tutto dopo soli 6 mesi. Di questi numeri negativi, i commissari avevano si giustificato la cosa in base alle prerogative sostanziali dovute alla pulizia delle sofferenze (per circa 300 milioni), ma si era anche compreso che alcuni costi stavano davvero diventando insostenibili all’operatività stessa della banca, ferma nel suo incedere. Il margine d’interesse, nella semestrale, risulta crollare del -39% su base annuale (rispetto a giugno 2018, in valore assoluto 66,6 milioni) e le commissioni scendevano al 13%, mentre i ricavi totali si contraevano di -7,5%. Oltre a questo, i commissari hanno dovuto accantonare in un Fondo Rischi oltre 85 milioni (il 40% dei ricavi) destinandoli al risanamento di contenziosi passati.

Come hanno ben analizzato i giornalisti del Fatto, il denaro legato all’aumento di capitale è già sparito prima ancora di essere deliberato. Gli stessi commissari hanno già previsto perdite ingenti anche per il semestre in corso all’interno del piano industriale appena rivisto e sul quale anche la famiglia Malacalza ha sempre avuto dei dubbi, puntando alla forza intrinseca dell’istituto, senza essere ascoltato fino in fondo.

In base a quanto previsto dai commissari, Carige chiuderà il 2019 perdendo oltre 770 milioni di euro (più di quanto prevede il piano di aumento stesso). Il pareggio si otterrebbe (il condizionale è d’obbligo) solo nel 2021.

Di tutto questo ne è consapevole il nuovo partner industriale che subentrerà come primo azionista, la trentina Cassa Centrale Banca, la quale dovrebbe essere preoccupata, a meno che non abbia già valutato la situazione e sia consapevole della realtà industriale delle cose. Il che è altamente probabile, visto che non parliamo di amatori, ma di professionisti del settore.

Carige, oltre ai dati descritti, presenta prestiti fermi a 11,7 miliardi di euro a tutto il 2023 e la raccolta dei fondi risulta in calo, mentre i ricavi totali crescono, ma di poco (+3%). Qui arriva la parte di cui nessuno ha parlato o, quanto meno, si è scelto di lasciare scorrere sotto il fondo di un fiume impetuoso.

Il piano dei Commissari, con l’utile previsto nel 2021, prevede questi tassativi passi:

  • Taglio di un terzo del personale.
  • Taglio dei costi operativi oltre 130 milioni di euro fino al 2023.

Per quanto riguarda il primo punto, è lapalissiano che, in assenza di un preaccordo tra le parti sociali ed il Governo, sopraggiungeranno problematiche molto forti, con i sindacati probabilmente in piazza ed un danneggiamento dell’immagine dell’istituto, con tutte le conseguenze del caso.

Il futuro di Carige è alquanto incerto e forte poco reale, ma tutto starà capire cosa farà CCB al riguardo. Dopo l’esecuzione del piano, le azioni premio ed il nodo Malacalza sciolto, domani o forse più tardi, la banca sarà si senza sofferenze e con capitale sopra i requisiti richiesti dalla Banca Centrale Europea (la quale, ricordiamo, ordinò il commissariamento in un modo abbastanza equivoco e richiamato come illecito da molti piccoli e grandi azionisti), ma non farà credito.

Il futuro di Carige, dunque, è quello di essere una bella statua da ammirare, ma un’opera inutile e rappresentante il tempo che fu, oppure riusciranno gli attori a renderla attiva?

Il salvataggio di Carige è quasi al suo epilogo, o meglio, al suo nuovo inizio. Quello di una banca forte e stabile, ma, che come tante altre, non presterà denaro all’economia e sarà quindi una bella scatola vuota ed inutile.

L’assemblea alla base del piano di salvataggio di Banca Carige è prevista per domani ultima modifica: 2019-09-19T14:14:58+00:00 da Deborah

One Comment

  • Ernesto ha detto:

    Si è arrivati all’assemblea straordinaria di Banca Carige per il quarto riallineamento patrimoniale scrivendo, senza confronto e senza riconoscere diritti ai vecchi azionisti, un piano dove, con 300 milioni di sconto, viene consentito ingresso di altro soggetto finanziario. Si chiede atto di “responsabilità” per approvazione piano a coloro che vengono espropriati di diritti e capitale e non si fà mea culpa per aver creato possibile instabilità nel sistema bancario italiano e ridotto famiglie sul lastrico.

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