Pensioni: ripartenza da Ape allargata, Quota 103 bis e mini piano giovani
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Un capitolo da non più di 1-1,5 miliardi, al netto della dote consistente da recuperare per ”indicizzare” i trattamenti pensionistici alla corsa dell’inflazione. A meno di ripensamenti dell’ultima ora, le pensioni non dovrebbero assorbire molte tessere del mosaico della prossima manovra che il governo sta faticosamente cominciando a comporre. Il prossimo round tecnico con i sindacati è fissato il 5 settembre con all’ordine del giorno le mansioni gravose e la tutela previdenziale per le donne, ma la rotta è stata sostanzialmente già tracciata dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che più volte ha ricordato quanto siano ridotti gli spazi di finanza pubblica a disposizione del governo e come la questione ”denatalità” renda di fatto insostenibile già nel medio periodo qualsiasi riforma previdenziale.

Quota 103 bis per il 2024

Anche per questo motivo, almeno per il momento, l’opinione prevalente nell’esecutivo è quella di ripartire dalle misure ponte in vigore quest’anno in attesa di tempi migliori per aprire la strada a quella Quota 41 “secca” tanto cara alla Lega. Per il 2024 si prospetta quindi una Quota 103 bis, affiancata da un prolungamento dell’Ape sociale, ma in versione “large” con l’accesso garantito ad altre categorie di lavoratori impegnate in attività gravose e usuranti e da un mini-piano per i giovani. Che dovrebbe poggiare sulla copertura dei cosiddetti “buchi contributivi” e su agevolazioni mirate con l’obiettivo di creare una sorta di corsia preferenziale per la previdenza integrativa.

Quest’ultimo sarebbe una specie di antipasto verso la creazione di una pensione di garanzia, che anche per il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, è «una strada da valutare con attenzione compatibilmente con le risorse disponibili».

La denatalità convitato di pietra nella partita della manovra: nel 2050 un lavoratore per ogni pensionato

Il menù per la prossima manovra

Il menù del pacchetto pensioni da inserire nella prossima legge di bilancio non è comunque ancora definitivo. E non solo perché in calendario ci sono altri due incontri (5 e 18 settembre) tra l’Osservatorio sul monitoraggio della spesa previdenziale, l’organismo tecnico fortemente voluto dal ministro del Lavoro, Marina Calderone, e i sindacati. Le somme si tireranno a fine settembre al momento della presentazione della Nota di aggiornamento al Def, dalla quale emergeranno le risorse realmente disponibili per la definizione della legge di bilancio. Sul tavolo restano diverse ipotesi. A partire da quella dell’introduzione di Quota 41 in versione strettamente contributiva, magari per un solo anno e, se necessario, anche in forma selettiva, ovvero in una prima fase limitata a una sola serie di categorie di lavoratori. Lo stesso Durigon conferma che si stanno valutando alcune possibili misure «per anticipare la pensione ma con il calcolo contributivo di tutto l’assegno».

Il super contratto d’espansione

Un altro intervento su cui sono in corso simulazioni e analisi tecniche è quello del cosiddetto super contratto d’espansione: un nuovo strumento unico per gli esodi incentivati da vincolare anche a nuove assunzioni e da estendere alle Pmi che assorbirebbe gli attuali assegni ad personam nell’ambito di trattative aziendali, l’isopensione e, appunto, il contratto di espansione nella versione ora in vigore. Per Durigon si tratta di una misura «importante» che «non può restare fuori dalla manovra».

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