Dalla faccia di un cane giapponese alla conquista di Wall Street: ecco come i token-parodia hanno fatto breccia nell’ecosistema cripto e perché, dodici anni dopo, continuano a far parlare di sé.
Era il 2013 quando due sviluppatori si scambiarono qualche tweet ironico. L’argomento era un possibile Bitcoin un po’ alternativo, con la faccia di un cane. In poco tempo, quell’idea si trasformò in Dogecoin e divenne il contenitori di un’intera categoria di criptovalute, note come meme coin. Oggi, con il termine Dogecoin intendiamo migliaia di token che, messi tutti insieme, valgono circa 81 miliardi di dollari, poco più del 2% del mercato cripto totale.
I meme coin non sono nati per salvare il mondo, ma per riderci su. La sorpresa? Quel ridere collettivo si è trasformato in un motore economico che continua a portare nuovi utenti verso la blockchain, a volte con delle storie di successo clamorose, altre con delle lezioni altrettanto rumorose. Se vuoi capire da dove arriva questo trend, e perché non accenna a passare, partiamo dal principio.
Il cane che ha dato il via a tutto: Dogecoin
La scintilla è stata Dogecoin, creato da Billy Markus e Jackson Palmer il 6 dicembre 2013 come presa in giro della speculazione sui Bitcoin. Logo? Il cane Shiba Inu del celebre meme “doge”, completo di Comic Sans.
Quello che nessuno si aspettava era la rapidità con cui la community si sarebbe affezionata: raccolte fondi per beneficenza, sponsorizzazioni NASCAR, tweet virali di Elon Musk. Dodici anni dopo, Dogecoin resta il padrino dei meme coin con una capitalizzazione sopra i 35 miliardi di dollari. Non male per uno scherzo, vero?
L’era dei cloni: Shiba Inu e la forza dei social
Sette anni più tardi è il turno di Shiba Inu (SHIB), lanciato anonimamente nell’agosto 2020. La ricetta è simile, altro cane, stessa ironia, ma l’ambizione va oltre. Un ecosistema DeFi, NFT, persino l’avvio di una propria layer 2, Shibarium. Qui il meme incontra Telegram, TikTok e Reddit in pieno bull‑run 2021 e crea un effetto volano. Inizia a diffondersi l’idea che chiunque possa trasformare un tweet in un token da miliardi.
Il risultato è una seconda ondata di coin ispirati a Doge: Baby Doge, Floki Inu, Kabosu e via dicendo. Se Dogecoin ha dimostrato che l’umorismo può diventare moneta, Shiba Inu ha dimostrato che l’umorismo organizzato può diventare un’azienda decentralizzata.
Dal ranocchio a Trump: l’esplosione nel biennio 2023‑2025
L’anno di svolta è il 2023 con Pepe (PEPE), un token dedicato al celebre meme della rana. Lanciato il 15 aprile senza un team ufficiale e senza una roadmap, ha superato 5 miliardi di capitalizzazione in meno di un mese. Da lì in poi nascono decine di nuovi meme coin ogni settimana, molti su Solana grazie ai costi di transazione irrisori.
Questo trend ha raggiunto un picco all’inizio del 2025 con l’uscita di Official TRUMP. In pochi giorni attira migliaia di piccoli investitori, la maggior parte dei wallet conteneva in media 100 dollari di token, segno che l’appeal è più pop che istituzionale.
Se sei tra quelli che monitorano ogni nuovo meme coin in uscita, sai già che l’asticella dell’assurdo si alza di settimana in settimana: pinguini, scoiattoli, politici, persino il gas della rete Ethereum diventano degli spunti per lanciare l’ennesima moneta‑meme.
Perché continuano a nascere e cosa ci insegnano
C’è una spiegazione semplice: il meme è un veicolo narrativo potentissimo. I meme coin hanno catturato il 27,1% dell’interesse globale degli investitori cripto, secondi solo al filone AI. Interesse non vuol dire per forza investimento massiccio, ma riflette le ricerche online, i volumi social e la voglia di partecipare.
Ecco i motivi principali per cui i meme coin continuano a spuntare come funghi:
- Sono a basso costo: Si possono comprare miliardi di token per pochi euro.
- Community‑first: Qui il marketing è la community stessa. Se il meme diverte, il prezzo si muove.
- On‑chain culture: Creare pool su piattaforme come Solana o Base è diventato facilissimo.
- Speculazione veloce: Liquidità in arrivo e in uscita in pochi click, perfetto per chi cerca delle emozioni rapide.
I numeri dimostrano che il fenomeno rimane una nicchia rispetto ai colossi BTC ed ETH. Con l’82% dei meme coin sotto i 100 milioni di market cap, la maggior parte resta confinata a dei gruppi social ristretti e a una volatilità estrema.
I meme coin sono nati quasi per caso, ma hanno finito per inventare un modo nuovo, e leggero, di stare nella finanza decentralizzata. Dogecoin ha rotto il ghiaccio, Shiba Inu ha organizzato le truppe. Oggi, con una capitalizzazione di 81 miliardi di dollari e centinaia di nuovi lanci promossi ogni mese, la domanda non è più “perché sono nati?”, ma “quale sarà il prossimo a farci ridere… e magari guadagnare?”.
Se il mito del meme coin ti incuriosisce, ricorda che, in fondo, si parte sempre da un sorriso. Il bello è che, nel mondo cripto, quel sorriso potrebbe valere più di quanto immagini.