Arrivano le prime vittorie ottenute per il caso Visodent, i centri odontoiatrici che a maggio scorso hanno chiuso d’improvviso, lasciando centinaia di siciliani con le rate di un prestito da pagare per delle cure che in realtà non hanno mai ricevuto né riceveranno mai.
Proprio la possibilità di ottenere subito un finanziamento accessibile era una componente chiave dello schema adottato dalla catena Visodent. E, come documentato da un’inchiesta di PalermoToday Dossier, sono stati centinaia i prestiti sottoscritti dai pazienti per le terapie odontoiatriche.
Gruppo Sella sospende le rate, ma Mediobanca fa muro contro muro
Dopo la chiusura dei centri, sono state decine le diffide e le contestazioni. Oggi i primi risultati. Banca Sella non solo ha accettato la sospensione delle rate e la risoluzione del contratto, ma si è resa anche disponibile alla restituzione delle somme pagate per i servizi non resi. Ad annunciarlo è l’associazione Codici, intervenuta con la delegazione regionale per fornire assistenza alle vittime. “Ci teniamo a rivolgere un plauso a Banca Sella per questa presa di posizione, che dimostra disponibilità nell’accogliere le istanze dei consumatori”, ha dichiarato l’avvocato Manfredi Zammataro, segretario di Codici Sicilia.
Situazione diversa, però, con l’altra finanziaria a cui si appoggiavano le cliniche Visodent, cioè Compass del gruppo Mediobanca. “L’azienda – prosegue Zammataro – ha deciso di attuare un muro contro muro, distinguendosi per una chiusura totale, non sospende le rate e non restituisce le somme pagate”. Una situazione che, spiega l’avvocato, “sta causando disagi importanti per tante famiglie, che mensilmente sono costrette a pagare per un servizio che non c’è più e che si ritrovano anche nell’impossibilità di rivolgersi ad altri centri per sottoporsi a nuove cure. Di fatto, questi pazienti sono vittime due volte, di Visodent prima e di Compass ora. Proseguiremo in tutte le sedi per far valere i diritti dei cittadini. Quello di Compass è un comportamento illegittimo che non può essere tollerato, una beffa clamorosa in uno scandalo clamoroso”.
Eppure, rispondendo alle domande di Dossier, la finanziaria del gruppo Mediobanca ha fatto sapere che “a marzo 2025, dopo oltre quattro anni di collaborazione, sono state rilevate anomalie che hanno portato Compass a interrompere il rapporto commerciale con il network di cure dentarie Visodent”. E ha aggiunto che stava valutando la situazione “per identificare le migliori soluzioni possibili per i clienti”.
Intanto, il 6 agosto 2025 il tribunale di Palermo ha emesso un’ordinanza cautelare a favore di una decine di pazienti rimasti privi di cure ed esposti alla restituzione della rata di finanziamento. “Il giudice civile – spiegano gli avvocati Audenzio Cavallino e Giuseppe Meglio – ha riconosciuto il diritto dei ricorrenti alla sospensione del finanziamento intimando alla finanziaria di sospendere gli addebiti automatici, condannandola al pagamento delle spese legali e fissando una penale per l’omessa sospensione”.
Come funzionava lo schema Visodent
Una buona pubblicità e l’offerta di una visita di controllo gratuita, sono stati i trucchi che Visodent ha adottato per attirare i primi clienti. I prezzi dei servizi forniti, di molto inferiori alla media, hanno contributo alla popolarità dei centri odontoiatrici. Un esempio: se un’estrazione in media può costare dai 60 ai 300 euro, Visodent la proponeva a 45. Ma la carta vincente per non far limitare le persone alla prima visita era dare subito la possibilità di ottenere un finanziamento.
Come è successo a Lorella, che a Dossier racconta di essere incappata in una delle cliniche Visodent di Palermo nel novembre del 2023: “Mi sono fatta invogliare dalle pubblicità social per un controllo gratis, ma subito dopo la visita mi hanno fatto firmare un prestito”, dice. Lorella non sa come sia stato possibile ottenere il finanziamento in maniera così facile e veloce, dato che lei è anche nullatenente, ma non è stata la sola. Il meccanismo funzionava così: la finanziaria sganciava subito alla clinica i soldi richiesti per il trattamento, mentre il cliente si impegnava a ripagare il debito in rate mensili. Poi, da un giorno all’altro, la chiusura. Così le cure non sono state più fornite, ma le rate hanno continuato a essere addebitate sui conti correnti dei pazienti.