Altro Conad verso la chiusura
Il punto Conad di via Spalato ad Ancona chiuderà a causa dell'aumento delle bollette, spazi che avrebbero bisogno di una ristrutturata e aperture di nuovi supermercati che hanno ristretto le possibilità di vendita.

Il punto Conad di via Spalato ad Ancona chiuderà a causa dell’aumento delle bollette, spazi che avrebbero bisogno di una ristrutturata e aperture di nuovi supermercati che hanno ristretto le possibilità di vendita. Per questo i quattro soci questa volta hanno deciso di chiudere. La data fissata è il 28 gennaio. E, purtroppo, non ci sarebbero margini per un ripensamento come avvenuto poco più di un anno fa. A fine ottobre 2021, infatti, era stato il gruppo Conad ad annunciare la chiusura del punto vendita, in vista dell’apertura di una nuova struttura all’interno del centro commerciale di Piediripa. Da subito, però, i soci, i dipendenti della struttura e soprattutto i residenti del quartiere si erano mobilitati per scongiurare il peggio e c’erano riusciti.

Questa volta, invece, non sarà così. “Siamo molto dispiaciuti, non è stato facile arrivare a una scelta che è diventata inevitabile – spiega Franco Monti, uno dei quattro soci del supermercato –. I costi delle bollette sono aumentati e da quest’anno saliranno ulteriormente. Non abbiamo ancora la prima bolletta del 2023, ma secondo alcuni calcoli fatti ci saranno aumenti della luce anche di un 50% e, finora, siamo stati fortunati che non abbiamo dovuto accendere i riscaldamenti. Poi c’è ancora il Covid che quando colpisce qualcuno di noi, va a pesare sugli altri che devono aumentare i turni e, di conseguenza, i costi crescono. La struttura, inoltre, avrebbe bisogno di una ristrutturazione. Per non parlare del fatto che fino a qualche anno fa era una delle poche della zona e, invece, adesso i supermercati si sono moltiplicati ovunque”. La struttura è storica all’interno del quartiere, essendo stata aperta negli anni Ottanta. Poi si sono susseguite diverse gestioni, fino a quella attuale avviata nel 2017. La notizia della chiusura si sta diffondendo tra i residenti che stanno tentando di convincere i soci a un dietrofront. “Se serve una raccolta firme o una mobilitazione per evitare la chiusura, fatecelo sapere”, dice una cliente mentre è alla cassa. “Servirebbe una mobilitazione economica”, le risponde scherzando Monti, facendo capire che non bastano le raccolte firme per far quadrare i conti a fine mese. I sei lavoratori della struttura, quattro soci e due dipendenti dovrebbero essere impiegati in altri supermercati, ma quello che resta è un impoverimento per il quartiere.

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