Apple ha annunciato che al posto di Tim Cook arriverà John Ternus
Apple ha annunciato che Tim Cook lascerà la guida dell'azienda il primo settembre 2026.

Apple ha annunciato che Tim Cook lascerà la guida dell’azienda il primo settembre 2026.

Al suo posto arriverà John Ternus, mentre Johny Srouji viene promosso Chief Hardware Officer con effetto immediato. Un avvicendamento largamente previsto, ma atteso per il 2027. Apple ha deciso di anticiparlo, e il motivo racconta molto della direzione verso cui si sta muovendo.

Il tempismo della nomina di Ternus non è affatto casuale. Sarà lui a presentare l’iPhone pieghevole, la novità di prodotto più importante lanciata da Apple da anni a questa parte. Affidare la poltrona di amministratore delegato a una persona con venticinque anni di esperienza nell’ingegneria hardware proprio in quel momento è una scelta, non una coincidenza. Apple sta dicendo, tra le righe, che il prossimo capitolo della sua storia passerà ancora per l’hardware.

Ma anche la promozione di Srouji merita attenzione. È entrato in Apple nel 2008 per guidare lo sviluppo dell’A4, il primo chip progettato interamente in casa. Tutto quello che è venuto dopo – Apple Silicon, i processori della serie M, l’addio a Intel – porta la sua firma. Come Chief Hardware Officer adesso ha sotto di sé sia l’ingegneria sia le tecnologie hardware. Un perimetro ampio, in un momento in cui tutta l’industria si interroga su quale modello di intelligenza artificiale prevarrà. La domanda più utile, però, è un’altra: cosa c’è sotto a quei modelli? L’AI sul dispositivo, la velocità di inferenza, l’efficienza energetica: niente di tutto questo funziona senza chip. Srouji ha passato diciassette anni a costruire esattamente quelle fondamenta. Apple si è appena assicurata che sia lui a controllarle tutte.

La narrazione dell’intelligenza artificiale centrata sul software è sempre stata incompleta. Le persone comprano prima l’hardware. Comprano un telefono, un portatile, un orologio, e l’AI arriva insieme a loro. Chi controlla l’hardware controlla l’esperienza, e la nuova struttura di leadership di Apple è costruita attorno a questa idea.

C’è un altro aspetto che merita di essere sottolineato su Ternus. Cook lo ha descritto come uno che ha “il cuore per guidare con integrità e onore”. Sono parole pesate. Dentro Apple, Ternus ha fama di leader cordiale e affidabile, capace di entrare davvero in sintonia con le persone. Nell’era dell’AI, la fiducia non è più un indicatore accessorio. Agli utenti viene chiesto di affidare alla tecnologia più dati, più abitudini e più decisioni che in qualunque altro momento della storia. Apple ha sempre fatto della fiducia degli utenti un vantaggio competitivo. Ternus lo sa, e il suo carattere è stato evidentemente parte dei calcoli.

Il passaggio di Cook alla presidenza esecutiva del consiglio di amministrazione è la mossa giusta nel momento giusto, e in una giornata come questa la sua eredità merita di essere presa sul serio. La domanda che mi viene rivolta più spesso è quali siano stati i suoi contributi più rappresentativi. La risposta più sottovalutata riguarda le operazioni. Cook è un genio operativo. L’iPhone era il prodotto di Steve Jobs. Ma renderlo onnipresente non dipendeva soltanto dal dispositivo in sé: dipendeva dalla capacità di produrlo e distribuirlo su una scala che nessuna azienda di elettronica di consumo aveva mai affrontato prima. Quella catena di fornitura l’ha costruita Cook. È grazie a lui se Apple è riuscita a stare al passo con la domanda mentre l’iPhone passava dall’essere un prodotto notevole a fenomeno globale.

Ha cambiato in profondità anche l’architettura finanziaria dell’azienda. Quando è diventato amministratore delegato, Apple dipendeva in modo pericoloso dai ricavi dell’iPhone. In quindici anni ha diversificato quella base in modo sistematico. Apple Watch e AirPods sono diventati categorie a sé. La quota dei servizi – da Apple Pay a iCloud, fino ad Apple TV – è cresciuta fino a superare i cento miliardi di dollari di ricavi annui. È questa diversificazione che permette oggi ad Apple di scommettere sul lungo periodo in nuove categorie hardware, senza dover mettere l’intera azienda sul piatto di una singola partita.

Cook ha dato ad Apple anche un volto più umano, e questo vale più di quanto di solito gli si riconosca. Non ha il carisma teatrale di Jobs e non ha mai provato a imitarlo. Ha fatto leva, piuttosto, sulla propria umanità. Il coming out pubblico come gay nel 2014 è stato un momento davvero significativo, non solo per Apple ma per tutto il mondo delle grandi aziende americane. I suoi modi pacati, con quell’accento del Sud, a proprio agio in modo totalmente nuovo rispetto ai codici della Silicon Valley, si sono rivelati un punto di forza. Le persone si fidavano di lui, e quella fiducia si è riversata sul marchio Apple.

Il contributo strutturale è quello che rende possibile l’annuncio di oggi. Cook ha trasformato la leadership di Apple da performance solista a gioco di squadra. Ai tempi di Jobs i dirigenti vivevano quasi sempre dietro le quinte. Cook li ha portati in prima linea, li ha lasciati parlare, presentare, esporsi pubblicamente. Quando arriverà il primo settembre, Ternus e Srouji non saranno volti sconosciuti né ai clienti Apple, né ai partner, né agli investitori. Cook ha passato anni a costruire la panchina e ad assicurarsi che il mondo sapesse chi c’era sopra.

Anche il ruolo di presidente esecutivo va seguito con attenzione. Cook è straordinariamente abile nel muoversi nella politica, nel senso più pragmatico del termine. Ha gestito rapporti con i governi di Cina, Europa e Washington e ha tenuto Apple largamente al riparo dal fuoco incrociato regolatorio che ha colpito altre piattaforme. È un lavoro ancora necessario. Da presidente potrà continuare a interfacciarsi con i decisori politici in giro per il mondo. Apple conserva il suo capitale politico. Ternus può concentrarsi sul costruire.

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