Aumentano i fallimenti nella Ue: i settori più colpiti
Fallimenti in persistente aumento in Europa e Stati Uniti, ma nel vecchio continente si è raggiunto il numero massimo dalla crisi del 2008, a causa dei tassi di interesse alti mantenuti dalla Bce, che rendono il costo dei finanziamenti ben più oneroso, e delle difficoltà di alcune piazze finanziarie. E’ quanto emerge dall’ultimo report di…

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Fallimenti in persistente aumento in Europa e Stati Uniti, ma nel vecchio continente si è raggiunto il numero massimo dalla crisi del 2008, a causa dei tassi di interesse alti mantenuti dalla Bce, che rendono il costo dei finanziamenti ben più oneroso, e delle difficoltà di alcune piazze finanziarie. E’ quanto emerge dall’ultimo report di S&P Global Ratings, che analizza lo stato dei default in Europa nel mese di maggio e da inizio anno, mettendo inoltre in luce un aumento degli scambi in sofferenza.

“I default da inizio anno in Europa rimangono ai livelli più alti dal 2008″, ha affermato Nicole Serino, Credit Research & Insights di S&P Global Ratings, spiegando che “quasi il 60% di questi default riguardano borse in difficoltà” (distressed). “Anche se ci aspettiamo che il tasso di default in Europa rimanga elevato – ha aggiunto –  prevediamo che si stabilizzi intorno al 3,75% a partire da marzo 2025”.

Il trend a maggio e da inizio anno

A maggio i default sono stati 14, portando il bilancio globale dei default delle società a 69 quest’anno, ben al di sopra della media quinquennale ma al di sotto dei 71 registrati in questo periodo nel 2023.

I default registrati da inizio anno in Europa rimangono ai livelli più alti dal 2008 e quasi il 60% è da attribuire alla sofferenza dei mercati borsistici. Sebbene S&P si aspetti che il tasso di default in Europa rimanga elevato, l’agenzia di rating prevede che si stabilizzi intorno al 3,75% a marzo 2025.

La maggioranza dei default registrati a maggio riguarda gli Stati Uniti, che registrano nel mese 9 nuovi fallimenti, che portano a 41 il numero complessivo di quelli registrati nel  2024 contro un tutale di 45 nel 2023. Segue l’Unione Europea con 4 nuovi default che portano il totale a 19, già oltre i 13 registrati lo scorso anno. In entrambi i continenti il settore più esposto sono i media.  Nei mercati emergenti si registra 1 solo default in più a maggio, che porta il numero complessivo a 6 e si confronta con i 10 del 2023. Anche in questo caso sono colpiti i media, ma anche il settore retail e ristorazione, tlc e trasporti

Media fra i settori più colpiti

Oltre un terzo dei default di maggio è stato registrato nel settore media e intrattenimento. Il settore è in testa alla classifica dei default nel 2024, in quanto gli emittenti con rating più basso continuano a scontrarsi con le mutevoli preferenze dei consumatori, strutture patrimoniali con un indebitamento elevato e le incombenti scadenze del debito.

Le ragioni del proliferare dei default

In Europa, i tassi di interesse persistentemente elevati rendono più difficile per gli emittenti con rating più basso servire il loro debito. Anche se la Banca Centrale Europea ha iniziato a tagliare i tassi di 25 punti base lo scorso 6 giugno, l’inflazione persistentemente elevata e la crescita economica ancora incerta mantengono livelli elevati di default. Inoltre, il ciclo di riduzione dei tassi potrebbe essere più lento o includere meno tagli di quanto si era previsto all’inizio di quest’anno.

In più, l’aumento del numero di mercati in difficoltà, oltre un quarto dei quali proveniente da emittenti con almeno un precedente default (re-defaulters) contribuisce a giustificare l’aumento dei default nella regione. Ciò è probabilmente dovuto ad un numero più elevato di emittenti con rating ‘B-‘ o inferiore unito all’uso più frequente di piattaforme di scambio in difficoltà da parte di soggetti in difficoltà.

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