Bitcoin sotto pressione a 83.000 dollari: petrolio e tassi pesano sulle crypto
Bitcoin resta intorno agli 83.000 dollari mentre petrolio e rendimenti obbligazionari salgono. Ecco cosa sta pesando sul mercato crypto.

Bitcoin resta sotto pressione e si muove intorno agli 83.000 dollari, mentre il mercato delle criptovalute risente del nuovo aumento del petrolio e dei rendimenti obbligazionari. A pesare sugli investitori sono soprattutto i timori legati all’inflazione e alle prossime decisioni della Federal Reserve.

Bitcoin intorno agli 83.000 dollari: cosa sta succedendo

Dopo aver raggiunto circa 86.600 dollari il 21 settembre, Bitcoin ha perso terreno negli ultimi giorni, tornando nell’area degli 83.000 dollari. Nella giornata del 28 settembre la principale criptovaluta è arrivata anche sotto questa soglia, con un minimo intorno agli 82.600 dollari.

La debolezza non riguarda esclusivamente Bitcoin. Le altcoin hanno registrato movimenti ancora più marcati e l’intero comparto crypto sta attraversando una fase di maggiore cautela.

Dietro al movimento ci sono soprattutto fattori macroeconomici. Il prezzo del petrolio è tornato sopra quota 100 dollari al barile, alimentato dalle preoccupazioni per l’offerta e dalle tensioni in Medio Oriente. Il Brent si è spinto oltre i 105 dollari al barile.

Il rincaro dell’energia potrebbe complicare il percorso di discesa dell’inflazione e, di conseguenza, mantenere elevati i tassi d’interesse più a lungo del previsto.

Petrolio e rendimenti obbligazionari mettono pressione sulle crypto

Il collegamento con Bitcoin passa proprio dalle aspettative sulla politica monetaria. Prezzi energetici più elevati possono alimentare l’inflazione e aumentare la pressione sulle banche centrali affinché mantengano condizioni monetarie restrittive.

Negli Stati Uniti, inoltre, il rendimento dei Treasury a dieci anni si è avvicinato al 5,27%, raggiungendo livelli che non si vedevano da quasi vent’anni.

Quando i rendimenti dei titoli obbligazionari aumentano, gli investimenti considerati più rischiosi tendono a diventare relativamente meno attraenti. Bitcoin e le altre criptovalute possono quindi subire vendite, soprattutto nelle fasi in cui gli operatori cercano rendimenti più prevedibili o riducono l’esposizione al rischio.

Lo stesso fenomeno sta interessando anche altri mercati. Le Borse globali hanno mostrato segnali di debolezza, mentre il dollaro si è rafforzato.

Cosa può succedere ora al prezzo di Bitcoin

L’attenzione degli investitori si sposta adesso sui prossimi dati macroeconomici statunitensi, che potrebbero fornire nuove indicazioni sulle future mosse della Federal Reserve.

Particolarmente importante sarà l’andamento dell’inflazione: dati superiori alle aspettative potrebbero rafforzare la prospettiva di una politica monetaria ancora restrittiva, creando ulteriore pressione sugli asset rischiosi.

Nonostante la recente correzione, Bitcoin si avvia comunque a chiudere settembre in territorio positivo. Il mercato resta quindi diviso tra una dinamica di medio periodo ancora relativamente solida e le nuove pressioni provenienti dallo scenario macroeconomico.

Nelle prossime sedute petrolio, rendimenti obbligazionari e aspettative sui tassi potrebbero continuare a rappresentare tre dei principali fattori da osservare per capire la direzione del mercato crypto.

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