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Era stato il penultimo consiglio di amministrazione dell’azienda nel 2016 a chiedere l’ammissione al concordato preventivo. Il tribunale fallimentare di Firenze, presieduto da Silvia Governatori, ha però rigettato la domanda spiegando che “nel caso della Braccialini vi era l’impossibilità tecnica di una gestione che, pur sgravata da oneri finanziari, dall’ansia delle azioni esecutive e supportata dalla collettività tramite ricorso massiccio a cassa integrazione, era ormai decotta”.

L’attività è ora portata avanti da Graziella Group che lo scorso anno ha acquisito i marchi Braccialini e Tua. I marchi rimasti dalla precedente operazione, così come gli immobili e il magazzino, restano invece in mano alla società originaria.

Per il tribunale fallimentare sono troppe le incertezze che gravano sulla Braccialini tanto che “non può ritenersi ”assicurato” il pagamento del 20 per cento minimo ai creditori”.

Nell’inchiesta aperta sul crac della storica azienda di pelletteria sono 25 gli iscritti nel registro degli indagati. L’accusa è di bancarotta societaria da falso in bilancio.