Entro pochi mesi cambierà il sistema delle consegne di pacchi nel centro storico di Bologna.
«Tutta la mobilità in futuro dovrà cambiare», spiega Andrea Franceschelli, vicepresidente di Due Torri, azienda di logistica che nel 2024 festeggerà 50 anni.
Come nasce l’azienda?
«È un’azienda familiare controllata da me e dai miei genitori, con capitale tutto bolognese. L’ha fondata mio nonno Bruno nel 1974, l’ha portata avanti mio padre e io sono entrato nel 2016, con la missione di renderla più manageriale. Negli ultimi anni abbiamo sviluppato anche un servizio di consulenza operativa e di gestione dei documenti e delle pratiche doganali».
Come sta andando?
«Seguiamo il trend del mercato, quando il Pil cresce cresciamo anche noi, ora che l’industria rallenta anche noi rallentiamo. Quest’anno rispetto al grande rilancio post Covid saremo un po’ più bassi, ma stiamo facendo nuove assunzioni. Però negli ultimi tre anni siamo cresciuti, adesso siamo attorno ai 18 milioni di ricavi per il 2023».
Quali figure cercate da assumere?
«Al momento ne cerchiamo 6-7: ingegneri gestionali per la ricerca, per la consulenza ed esperti di import ed export per il mondo doganale, oltre che personale per la gestione dei clienti. Fino agli anni Duemila avevamo anche operatori di magazzino, poi ci siamo concentrati sulla gestione del cliente, appoggiandoci ad aziende specializzate».
È un contesto complicato quello degli appalti nei magazzini, con coop spurie, proteste, sfruttamento.
«Ci siamo voluti focalizzare sul cliente, ma vogliamo un partner serio e stabile. Non nego quindi che stiamo valutando anche altri modelli, come una re-internalizzazione o le agenzie per il lavoro. Il problema ce l’hanno sia le grandi multinazionali che le piccole imprese: ci stiamo rendendo conto che le aziende appaltatrici hanno poche competenze e fanno fatica nella gestione delle persone e della produttività».
A quali progetti lavorate?
«A un progetto dell’Unione europea per cui siamo stati selezionati due anni fa, il progetto “URBANE”: prevede che dai nostri magazzini porteremo le spedizioni destinate al centro di Bologna sui viali e che invece di andare direttamente dal consumatore finale, nel nostro caso i locali, ristoranti o bar, depositeremo i pacchi in tre armadi locker sui viali, dove andranno a prenderli mezzi elettrici o cargo bike di altri partner per la distribuzione nell’ultimo miglio».
Ma sono sicuri?
«Certo, il software sviluppato dal Politecnico di Milano invia un codice alle aziende che solo con quello potranno aprire i depositi».
Quando parte il nuovo sistema?
«Verranno installati a gennaio 2024 e la nuova distribuzione partirà a febbraio. Grazie alle altre aziende partner del progetto tutte le consegne per il centro città verranno fatte con mezzi sostenibili. Mentre per il resto della provincia continueremo coi nostri mezzi».
La mobilità in centro è di stretta attualità, vedi Garisenda e Città 30. Che contributo darete?
«Noi sulla mobilità sostenibile siamo già partiti, ma pensiamo che così come ci siamo mossi noi nella distribuzione delle merci si deve muovere anche la mobilità privata. Tutta la mobilità deve cambiare».
Queste politiche non complicano il lavoro in centro?
«In città dovranno andare sempre più mezzi sostenibili, dev’essere il futuro e ci dobbiamo adeguare, sia privati che aziende. Stiamo anche collaborando con la Città Metropolitana su un gemello virtuale dell’Interporto per studiare il flusso dei mezzi e delle 6 mila persone che ci lavorano, per ottimizzare le tratte e ridurre l’impatto ambientale».
Cosa chiedete alle istituzioni?
«A livello nazionale bisogna che vengano chiarite le regole del settore. Adesso ci stanno dicendo che il modello dell’appalto non va bene ma non la direzione e i tempi per adeguarci ad altri modelli futuri. Finora hanno sempre permesso il sistema delle coop, ora stanno facendo multe agli operatori perché considerano quegli appalti non genuini: non possono farlo da un giorno all’altro, con sanzioni sul passato, tante multinazionali stanno pensando di lasciare l’Italia. Noi non siamo stati multati, ma questo è un grave problema per tante aziende».
Non può negare che molti si siano comportati in modo scorretto.
«Chi si è comportato male è giusto che sia multato, ma non si può dire adesso per il passato che il settore ha sbagliato modello organizzativo».