vino

Giuseppe Marini insieme alla moglie Gabriella e ai figli Sara e Fabio gestisce l’azienda vitivinicola di famiglia a Pontenuovo, lungo la strada provinciale Montalese. 

Una società agricola “moderna”, ben organizzata e con l’occhio sempre rivolto al futuro, capace di rinnovarsi con l’utilizzo di nuovi strumenti per il processo di vinificazione; ma allo stesso tempo legata a una tradizione che viene dal passato, a un sapere trasmesso oralmente dai genitori ai figli, eredità di una storia ormai centenaria che la famiglia Marini intende gelosamente custodire e portare avanti. 

Un interessante mix fra antico e moderno, tra passato e innovazione, che si traduce in una produzione di vini molto apprezzati e pluripremiati a livello nazionale e internazionale: riconoscimenti importanti per una “piccola” azienda agricola a conduzione familiare, che ha fatto dell’altissima qualità del prodotto finale il suo indiscutibile “marchio di fabbrica”.

Quella della famiglia Marini e dell’arte del vino è una storia secolare che affonda le radici verso la metà dell’Ottocento. 

“Già i miei bisnonni erano vignaioli – racconta Giuseppe – così come i miei nonni Mariano e Giulia, che coltivavano le loro vigne a Tizzana, sui colli quarratini, zona di origine della mia famiglia. 

Purtroppo entrambi furono vittime dell’epidemia di spagnola del 1918-20, lasciando quattro figli ancora bambini, tra cui mio padre che era il minore; i bambini vennero allevati da uno zio che li fece crescere insieme ai propri figli, ricostituendo così una grande famiglia e portando avanti il lavoro di vignaioli nelle proprietà di famiglia, che evitarono così la dispersione. Con il passare dei decenni ci furono ovviamente divisioni e ripartizioni tra figli e nipoti, ma per fortuna non andò mai perduta la tradizione di coltivare le viti e produrre vino. 

Nel 1946 mio padre Roberto, dopo essersi sposato, acquistò la villa rurale Paternino a Pontenuovo dove ancora oggi ha sede la nostra azienda vitivinicola. Fu un vero e proprio investimento: al tempo, infatti, la villa, le sue pertinenze e gli stessi terreni erano distrutti e rovinati a causa delle devastazioni operate dalle truppe tedesche, in ritirata lungo la Linea Gotica durante la guerra. Mio padre e mia madre si misero subito all’opera per rimettere a posto la villa e risistemare i vigneti, dando continuità a questa tradizione di famiglia: due anni dopo, nel 1948, sono nato io, che lavoro nell’azienda ormai da più di cinquant’anni. Con i miei figli siamo arrivati alla quinta generazione di Marini vignaioli”.

Un lavoro, quello di Giuseppe, che nasce soprattutto dalla sua passione per l’arte vitivinicola tramessagli dal padre. “Se avessi potuto fare altro? Certamente, però scelsi di mia volontà, senza alcuna costrizione, di essere vignaiolo. Avevo vent’anni, avevo da poco terminato gli studi: era il periodo del Sessantotto e delle rivoluzioni sociali e culturali, dire di voler fare il “contadino” era una scelta controcorrente e quasi spregevole. Ma a distanza di oltre mezzo secolo mi sembra di aver fatto la scelta giusta, che alla lunga ha dato i suoi risultati, e non ho rimpianti. Lo stesso hanno fatto i miei figli: nessuno li ha obbligati a restare qui in azienda, sono stati loro a dirmi di voler portare avanti questo patrimonio di famiglia; per me è stata una delle soddisfazioni più grandi”.

“Negli anni l’azienda si è sviluppata, aprendosi a visite enologiche, organizzando open day, degustazioni, attività promozionali, e facendo rete con soggetti simili – aggiunge Gabriella – già negli anni Novanta abbiamo iniziato a intercettare un turismo enogastronomico che portava i visitatori in azienda, perchè avessero l’opportunità di vedere dal vivo e toccare con mano le fasi produttive, gli strumenti del processo di vinificazione, i prodotti finali per la vendita diretta al pubblico. 

Un modo per far conoscere tutto ciò che sta dietro a una bottiglia di vino o di vinsanto, e per stabilire un rapporto diretto e familiare tra produttore e consumatore. Dopo due anni difficili a causa della pandemia, da questa estate abbiamo ricominciato a ricevere tante visite in azienda, con una forte presenza di turisti stranieri, in particolare da Olanda, Stati Uniti, Austria, Svizzera e Polonia”.

L’alta qualità dei prodotti hanno reso negli anni l’azienda Marini un’eccellenza riconosciuta, come testimoniano i premi vinti in manifestazioni e rassegne vitivinicole di grande rilievo: quest’anno, per esempio, il suo vinsanto Chianti classico del 2016 è arrivato primo al concorso internazionale per vini del Vinitaly di Verona. E molti altri premi e attestati gratificano Giuseppe e la sua famiglia di un lavoro non certo facile, che esige impegno e sacrificio, e dove non mancano le sfide, soprattutto se si getta uno sguardo al futuro.

Come ricorda Giuseppe, “una piccola azienda agricola a conduzione familiare come la nostra deve fare attenzione se vuole rimanere sul mercato, in un settore competitivo e in continua evoluzione. È importante fare rete, costruire connessioni con aziende simili puntando su “scambi” e diversificazione dei prodotti, cercare nuovi sbocchi sui mercati esteri nel segno della qualità, incentivare visite e degustazioni qui in azienda, anche coinvolgendo turisti, famiglie e bambini, per offrire loro un’esperienza diversa dal solito e a contatto diretto con l’arte del vino. Gli ostacoli non mancano, soprattutto quelli di carattere burocratico che ci tengono molto impegnati, a fronte di una semplificazione spesso promessa ma mai realizzata”.

L’azienda Marini – i cui vigneti e oliveti sono situati in parte a Pontenuovo, in parte sulla collina di Giaccherino – oggi è specializzata nella produzione di vinsanto nelle varietà Chianti classico e Occhio di pernice, veri “cavalli di battaglia” dal gusto inconfondibile; ma le produzioni vitivinicole includono anche tre vini rossi (Chianti, Chianti riserva “Villa Paternino”, Birbante rosso Toscana), un bianco (Savium bianco Toscana), le grappe ottenute dalla distillazione delle vinacce di Chianti e vinsanto, l’olio extra vergine di oliva toscano IGP, l’aceto di vino rosso, un gustoso succo d’uva e altre confetture derivanti dal vino, tutte acquistabili direttamente in azienda nel piccolo punto vendita. Per chi lo desidera, è possibile anche l’acquisto di vino sfuso.

Ma una visita all’azienda Marini non può prescindere da una “salita” alla vinsantaia, vero “cuore pulsante” della produzione del vinsanto. Un luogo che lascia a bocca aperta e che emoziona appassionati di enologia e semplici curiosi. 

Terminata la vendemmia, i grappoli sono posti in orizzontale e in verticale sui cannicci, ancora realizzati con canne di fiume come vuole l’antica tradizione, e le uve sono lasciate ad appassire per circa tre mesi in questa stanza ben areata. 

Si respira il profumo dolciastro dell’uva in appassimento, passaggio fondamentale per la successiva spremitura del mosto e la sua fermentazione nei caratelli, piccole botti di forma ovale che occupano i lati della vinsantaia. È qui che il vinsanto compie il suo “ciclo” di cinque anni prima di essere posto in decantazione e infine imbottigliato.

Un autentico “patrimonio familiare” da conoscere e da assaggiare.

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