Da un lato obiettivo ambiziosi, come diventare il benchmark di riferimento nell’ambito della consulenza finanziaria indipendente, dall’altro un forte impegno nel traghettare tutto lo staff verso un nuovo modello di servizio, ancora più efficiente. In mezzo la quotazione in Borsa. Sono i punti chiave della trasformazione, illustrata nel corso dell’assemblea degli azionisti, che investirà Banca Ipibi Financial Advisory nell’arco dei prossimi mesi.
La nuova realtà nasce dall’acquisizione del 58,5% del capitale dell’istituto del Gruppo Veneto Banca da parte della società veicolo Capital Shuttle. La compagine azionaria di Banca Ipibi Finacial Advisory, che ha una partecipazione rilevante indiretta nel capitale tramite la stessa Capital Shuttle (che comprende a sua volta 22 soci), è costituita da: Finnor Srl (società riconducibile a Osvaldo Bosetti) con il 9,5%, Ubi Fiduciaria (in rappresentanza di alcuni soci privati) con il 9,4%, Antonio Marangi, amministratore delegato di Banca Ipibi con l’8,3%, e Banca Ifigest con il 6,7%, mentre nei prossimi mesi entrerà nel capitale di Ipibi anche Uniqa Previdenza (Gruppo Uniqa) con una quota del 5,3 per cento.
A caratterizzare la nuova banca, che ha modificato anche il vecchio logo che ne sottolineava l’appartenenza al gruppo Veneto Banca, sarà la totale autonomia da gruppi bancari e dell’assenza di conflitti di interesse generati da prodotti propri. “Per crescere, dichiara l’amministratore delegato Antonio Marangi, punteremo ad attrarre competenze di altissimo livello, promotori e private banker che vogliano essere protagonisti di un progetto industriale ambizioso, anche attraverso un loro coinvolgimento diretto nel capitale. Saremo una banca dedicata alla consulenza indipendente, in grado di differenziarsi sul mercato in quanto libera da ogni condizionamento nell’individuare le soluzioni più idonee e vantaggiose da proporre ai clienti”.
Per la banca, che in questo momento ha al suo attivo 204 financial advisor, tre filiali operative (Milano, Roma, Torino), 34 uffici promotori finanziari associati e 13 private office, l’ambizione è quella di reclutare le migliori risorse disponibili tramite una politica di remunerazione che non prevede budget di prodotto bensì meccanismi di incentivazione. “La totale assenza di budget di prodotto, prosegue Marangi, la titolarità della piattaforma tecnologica e i servizi di risk management puntuali e rigorosi già oggi ci consentono di eliminare ogni conflitto di interesse e di focalizzare l’offerta sui servizi di consulenza. Andremo ad attivare il servizio delle gestioni patrimoniali e a incrementare la gestione e l’acquisizione della clientela istituzionale. L’obiettivo è passare dal 34% al 65% degli asset in consulenza nell’arco dei prossimi tre anni. Per arrivare a questo traguardo punteremo sulla formazione, su politiche di remunerazione premianti nei confronti di chi è in grado di ottenere i migliori risultati, su bonus legati anche all’anzianità e sulla costituzione di un fondo di solidarietà. Intendiamo rivolgerci al mercato come soggetto aggregante rivolto alle Sim di consulenza e ai family office che hanno bisogno di una struttura di consulenza come la nostra”.
L’obiettivo di fine piano industriale per Banca Ipibi è raggiungere quota 3 miliardi di euro di asset in gestione. Ma nuovo carburante per la crescita potrebbe però arrivare dalla quotazione in Borsa prevista entro i prossimi tre-quattro anni, da realizzarsi attraverso la partecipazione al programma Elite di Borsa Italiana.
Un’accelerazione del processo di trasformazione verrà decretato dalla prossima assemblea straordinaria nel corso della quale verranno proposti il cambio ufficiale del nome della banca, il nuovo statuto, un aumento di capitale pari a 10 milioni di euro e il piano di stock option. Intanto l’assemblea degli azionisti, oltre a nominare il nuovo consiglio di amministrazione composto da nove membri, ha appena approvato il bilancio 2014, i cui dati patrimoniali e gestionali risultano in crescita rispetto al 2013. In particolare, gli asset gestiti dalla banca si attestano a 2,472 miliardi di euro, in aumento dell’8,20% rispetto all’esercizio precedente. Le commissioni attive, grazie anche al contributo dei contratti di consulenza e assistenza, sono pari a 32,35 milioni di euro con un incremento del 9,64% rispetto al 2013 e un’incidenza del 45,5% determinata dall’attività di consulenza pura. L’utile d’esercizio è negativo per 680mila euro, mentre il margine di interesse si attesta a 5,56 milioni di euro con una contrazione dell’11,39% a seguito della flessione dei tassi di remunerazione sui prodotti di liquidità e tesoreria.