Intesa Sanpaolo, Unicredit e Kkr società comune per i crediti difficili

«È quando smette di piovere che si porta a lavare la macchina». Un banchiere sintetizza così la fioritura di progetti e analisi per ripulire dai libri delle banche italiane fino a 300 miliardi di crediti malandati che ostruiscono la ripresa dell’economia. In Italia sta “smettendo di piovere”: lo spread Btp è sceso dai livelli esosi, s’affaccia una tenue ripresa del ciclo, i tassi sono ai minimi storici. E anche la vigilanza ha cambiato atteggiamento: pur senza nominare la parola “bad bank”, urticante per i possibili effetti su mercati e manager, incoraggia ogni azione di ripulitura creditizia. Giorni fa alla Adam Smith Society di Milano il vice dg di Banca d’Italia Fabio Panetta ha apertamente fatto intendere che da qualche settimana ci sono le condizioni perché nuove iniziative di pulizia si avviino.
Sono cronaca diverse cessioni di crediti in mora e problematici di Unicredit, Intesa Sanpaolo, Unipol Banca, Mps, Bcc trentine, per qualche miliardo. Ma si prepara un progetto più rilevante per attori, magnitudo e oggetto: creare una società ad hoc dove Unicredit e Intesa Sanpaolo possano apportare loro crediti ristrutturati (vedi tabella), il grande fondo private Usa Kkr mettere i soldi per la nuova finanza, gli specialisti di Alvarez & Marsal (società Usa con esperienza trentennale nei riassetti, che nel 2012 ha architettato la bad bank immobiliare per il governo spagnolo) le competenze per gestire quei dossier all’insegna della discontinuità operativa e anche “culturale” (il capitalismo nostrano ha un alto tasso di relazionalità). Le due ex Bin, contattate, non hanno voluto commentare, ma fonti vicine al progetto confermano che sono in corso «discussioni preliminari tra le parti, per verificare la fattibilità della costituzione di un veicolo in cui far confluire crediti in ristrutturazione ». Una tipologia che per Piazza Cordusio a fine settembre superava gli 8,13 miliardi lordi, e in Ca’ de Sass i 2,5 miliardi. Si tratta di (definizione di vigilanza) «esposizioni per cassa, finanziamenti, titoli, derivati, per cui una o più banche, a causa del deterioramento delle condizioni del debitore, acconsente a modificare le condizioni contrattuali con riscadenzamenti e riduzioni del debito e/o degli interessi)». Le più recenti ristrutturazioni degli ultimi anni riguardano Ferretti, Prelios, Aedes, Tassara, Sirti, Risanamento, Lucchini, Italtel, Seat, Alitalia. In quasi tutte figurano le due banche, padrone di metà del mercato corporate nazionale.
Lo schema prevede di creare una società ad hoc in cui Kkr investirebbe fondi freschi per favorire e accentuare la ripresa di valore dei debitori (si stima tra 10 e 20 medie aziende). Nel veicolo Unicredit e Intesa Sanpaolo manterrebbero quote minoritarie, per deconsolidare i crediti apportati e al contempo beneficiare delle future riprese di valore. Kkr pagherebbe un piccolo forfait iniziale alle banche, per retrocedere parte degli utili alla fine del processo (in qualche anno). Le difficoltà tecniche e valutative del progetto potrebbero prendere mesi di lavoro. Le banche conferitarie devono evitare che i valori di apporto si discostino troppo da quelli di bilancio, pena forti minusvalenze. E in ogni caso diversi analisti finanziari danno per assodato che sia Intesa sia Unicredit utilizzeranno in toto le plusvalenze da rivalutazione delle loro quote storiche in Bankitalia – stimabili rispettivamente in 2,2 e 1 miliardo – per aumentare accantonamenti e rettifiche sui loro impieghi.

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