Italia in ripresa: PIL in crescita più delle attese, ma resta l’incognita dazi USA

Nel 2025 l’economia italiana va meglio del previsto. A certificarlo è l’ufficio di statistica dell’Istat che in riferimento al primo trimestre di quest’anno ha indicato un +0,3% del PIL rispetto all’anteriore trimestre e un +0,6% sullo stesso periodo dello scorso anno. Soddisfazione espressa dal MEF, secondo cui questa apprezzabile correzione al rialzo dimostra la miglior crescita del paese, rispetto alle economie di altri Stati dell’Unione, e la bontà delle politiche economiche adottate dall’attuale Esecutivo.

Tuttavia si tratta di dati preliminari che non contemplano ancora i prevedibili effetti negativi correlati ai dazi, voluti dall’amministrazione Trump. Si avvicina comunque l’obiettivo fissato dal governo nel Dfp, che indicava per l’anno in corso una crescita dello 0,6%.

PIL italiano in aumento, i numeri di Istat e l’incognita dazi

L’istituto nazionale di statistica rimarca inoltre che il PIL segna un’accelerazione rispetto alla fine del 2024, quando l’incremento trimestrale era stato dello 0,2%, e che la misura è quella del PIL espresso in valori reali corretti per gli effetti di calendario e destagionalizzati. La stima preliminare del primo trimestre di quest’anno riflette l’aumento sia del comparto primario sia di quello industriale, mentre il settore dei servizi ha avuto, nel trimestre, una sostanziale stazionarietà.

Da sottolineare che nel lasso di tempo considerato i dazi Usa, imposte indirette sui consumi e tariffe doganali sui beni importati sul suolo statunitense, erano stati annunciati ma non ancora entrati in vigore. A ben vedere – quindi – ciò potrebbe aver spinto alcuni produttori ad aumentare attività ed export per spedire il maggior numero di beni prima dell’applicazione effettiva di queste “tenaglie” al commercio internazionale.

Va meglio che negli altri grandi paesi UE. In Germania il PIL è salito del 0,2% nel primo trimestre di quest’anno, rispetto al quarto trimestre del 2024, non discostandosi dalle aspettative tedesche. E nel confronto sull’anno è -0,2%, come già previsto dagli analisti. In Francia abbiamo invece un leggero avanzamento dello 0,1%, anche qui in linea con le attese e a riprova degli scarsi investimenti e consumi in terra d’Oltralpe.

Perché il PIL misura lo stato di “salute” di un paese

Il PIL costituisce il valore monetario totale di tutti i beni e servizi finali prodotti all’interno di uno Stato in un certo periodo di tempo. È “interno” perché considera solo ciò che viene prodotto sul suolo nazionale, indipendentemente dalla nazionalità dei produttori, e “lordo” perché non considera il deprezzamento del capitale (come ad es. l’usura dei macchinari).

Se è vero che – come diceva il suo inventore Simon Kuznets – “il PIL misura un’economia ma non è in grado di quantificare benessere e felicità”, è però altrettanto vero che la sua utilità è indubbia. Esso infatti serve a:

  • misurare l’attività economica complessiva e la crescita, perché se l’indicatore aumenta, l’economia è in espansione, e se diminuisce è in recessione;
  • confrontare economie diverse, sia nel tempo (es. PIL Italia oggi vs 10 anni fa) sia tra paesi (es. PIL Italia vs Germania);
  • valutare il benessere economico medio perché, sebbene non perfetto, il PIL pro capite (cioè diviso per il numero di abitanti) dà un’idea del livello medio di ricchezza.

Infine il PIL è strumento di orientamento per le politiche economiche nazionali, in quanto governi e banche centrali lo usano per effettuare scelte ponderate su tasse, spesa pubblica, tassi d’interesse e non solo. Presto per dire se nel 2025 il PIL sorriderà davvero all’Italia, perché oltre ai dazi, vi sono altre incognite che rischiano di danneggiare l’economia nazionale, come gli ulteriori sviluppi del conflitto Russia-Ucraina e il ruolo della Cina. Vero però che i primi dati anticipati da Istat sono senza dubbio buoni e – forse per molti – inaspettati.

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