La crisi di governo innescata da Renzi sta portando alle dimissioni di Giuseppe Conte, che oggi salirà al Quirinale per incontrare il capo dello Stato. Gli scenari sono numerosi, dal Conte ter a una maggioranza giallofucsia con un altro premier (Di Maio?), per arrivare fino a un governo di «salvezza nazionale» (cioè una grande ammucchiata che si raccoglie al grido «Prima la poltrona»). In tutto questo, di tornare al voto neanche se ne parla, se non per spaventare gli avversari. Al coro dei poltronisti anti-elezioni non poteva che aggiungersi anche Romano Prodi, che ha più di un interesse (il Colle) per sostenere questa posizione.

Lo sciuscià Prodi

Romano Prodi è categorico: «Non c’è più tempo. Siamo di fronte a un’emergenza: il Parlamento e le forze politiche devono trovare una soluzione e indicare una strada per il rilancio. Subito. L’Italia non può permettersi di perdere altri mesi per una campagna elettorale. Nessuno ce lo perdonerebbe e l’Europa non capirebbe». Tradotto: chi se ne frega della sovranità popolare, si faccia un governo purchessia, basta che sia europeista. E ancora: «Non c’è da noi la consapevolezza della preoccupazione di Bruxelles e delle capitali europee. L’Italia in questo momento fa paura all’Europa».

La supercazzola sul Recovery Fund

«C’è la necessità assoluta – continua Prodi – di un governo che prepari un programma nuovo come richiedono l’Europa e la situazione in cui siamo». Sovrano non è il popolo, ma Bruxelles. «Troppe persone [chi?] mi chiedono: dove andremo a finire? Il Paese ha bisogno di risposte. E ne ha bisogno in fretta. Gli strumenti per dare queste risposte ci sono. Con Next Generation Ue [il Recovery Fund] l’Europa ha messo a disposizione dell’Italia 209 miliardi. Una cifra colossale. È un treno che l’Italia non può permettersi di perdere perché non ne passeranno altri». Ovviamente, Prodi non specifica che quei 209 miliardi sono una cifra puramente virtuale e che si tratta non solo di briciole, ma anche di un «trappolone» per costringere l’Italia a una nuova «cura Monti». Perché questo – e non altro – è il Recovery Fund.

Prodi e il «ce lo chiede l’Europa»

Non manca poi una buona dose di catastrofismo, come da prassi nella retorica europeista: «Se l’Italia fallisce – specifica Prodi – per noi è una catastrofe, ma è tutta l’Europa che arretra perché intorno a noi, che riceviamo la somma più grande [del Recovery Fund], è costruito l’intero progetto di ripresa e di solidarietà europea. È per questo che la Ue ha investito una cifra in consulenze mai vista prima: 864 milioni di euro. L’Europa mette così a disposizione dei governi anche gli strumenti tecnici attuare le necessarie riforme e i necessari progetti». Capito? Non solo Bruxelles si sceglie i governi e impone l’agenda politica all’Italia, ora ci manda direttamente pure i tecnici. Anche perché, spiega Prodi, «senza questi interventi urgenti, che ci chiede l’Europa, l’Italia non sarà in grado di spendere i fondi disponibili». Gli eurocrati, in un certo senso, hanno ragione: perché dare in gestione del denaro a gente a cui non affideresti nemmeno il cestino delle elemosine?

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