energia nucleare

NuScale diventerà la prima azienda americana a portare sul mercato i piccoli reattori modulari.

Più piccoli, modulari, ma sempre a fissione

A livello di principio di funzionamento, i reattori SMR o small modular reactor, sono dei tradizionali reattori nucleari a fissione, che impiegano cioè la reazione a catena prodotta dalla fissione dell’uranio per rilasciare grandi quantità di energia. Questa energia, nei reattori di tipo PWR (pressurized water reactor), come quello proposto da NuScale, viene utilizzata per generare vapore che aziona delle turbine producendo infine energia elettrica. Generalmente si tratta di impianti giganteschi che necessitano di diverse strutture di supporto, moltissimo personale e richiedono anni per la loro costruzione.

L’idea dietro agli SMR è quella di ridurre dimensione e potenza del reattore, producendo piccole unità modulari che possono essere costruite in serie in fabbrica, trasportate sul sito dove verrà costruita la centrale, e assemblati sul posto. Combinando diversi reattori SMR è possibile costruire centrali di diversa potenza. Grazie alle dimensioni ridotte del reattore, gli impianti possono utilizzare sistemi di raffreddamento passivi e spegnersi in modo controllato anche in caso di blackout totale dei sistemi della centrale.

NuScale Power ha in programma la costruzione di una centrale che utilizzerà sei dei suoi reattori modulari all’interno dell’Idaho National Laboratory, ciascuno con una potenza di 77 MWe (nel progetto certificato dalla NRC si parla in realtà di una potenza di 50 MW per modulo). I sei moduli saranno installati all’interno di una struttura di cemento e immersi in acqua, per proteggere gli impianti da onde sismiche e facilitare il raffreddamento dei reattori in caso di incidenti. Secondo il cronoprogramma di NuScale, il primo reattore dovrebbe entrare in funzione entro il 2029, con l’avvio di tutti i moduli entro il 2030. NuScale ha sottoscritto un’intesa anche con la Romania per lo sviluppo di una centrale da 6 moduli nel paese europeo.

Nonostante il via libera dato dall’NRC ci sono però diversi dubbi sulla validità del progetto. A maggio, uno studio di ricercatori della Stanford University, basato sui dati forniti da NuScale all’autority statunitense, ha messo in dubbio l’efficienza dei reattori SMR rispetto a quelli tradizionali, evidenziando come il design di NuScale produrrebbe 35 volte più scorie a breve vita per unità di energia elettrica prodotta rispetto ad un impianto ordinario, 30 volte più scorie di lunga vita e 5 volte più combustibile nucleare esausto. NuScale Power ha rifiutato i risultati dello studio, sostenendo essere basati su dati non aggiornati. Ci sono anche dubbi sulla sicurezza dell’architettura modulare: se è vero che ciascun modulo è meno complesso rispetto ad un impianto tradizionale, moltiplicando il numero di reattori, aumentano anche i fattori di rischio. Durante il processo di revisione, l’NRC ha individuato diverse lacune in termini di sicurezza nel progetto originario di NuScale riguardo al raffreddamento automatico del reattore in caso di incidente, lacune che sarebbero state corrette. Con la licenza a porta di mano, tocca a NuScale ora dimostrare sul campo la sostenibilità commerciale della sua soluzione.

Di Deborah

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