pensione

 

Stanno maturando novità in merito alla discussione sui pensionati italiani residenti all’estero, che secondo il presidente dell’Inps Tito Boeri è un argomento da affrontare con urgenza. Potrebbero essere a rischio le pensioni degli italiani residenti all’estero, protagonisti di tanti documentari così in voga sulla bella vita di quanti amano coccolarsi all’ombra delle palme oltreoceano o in deliziose cittadine del Portogallo, tanto per nominare due mete tra le più vagheggiate. A detta dei pensionati italiani che fanno questa scelta, le tasse all’estero sono minori, il carovita non attanaglia come in Italia, e mai converrebbe tornare nel belpaese. Vengono guardati con ammirazione e una punta d’invidia da parte di chi non sa se arriverà a maturare una pensione, questi pionieri dell’avventura estera a vita. Eppure, qualche nube potrebbe profilarsi all’orizzonte di questo idillio.

Tito Boeri ha espresso alla Camera e ribadito in Senato, di fronte al Comitato per le questioni all’Estero, la sua assoluta contrarietà al fatto di continuare, a differenza di quel che fanno molti Stati esteri nei confronti dei connazionali, a corrispondere la pensione ai cittadini che decidano di risiedere stabilmente fuori dall’Italia. Secondo i dati Inps, la cifra della discordia è stata nel 2016 di oltre un miliardo, per un totale di 373mila pensionati che hanno lasciato il Paese. “Perché mai noi dovremmo agire diversamente rispetto agli altri Paesi, che di solito forniscono assistenza solo ai residenti nel proprio Paese? Noi di fatto, in questo modo, spendiamo alleggerendo i conti delle prestazioni sociali di altri Paesi, essendo peraltro l’Italia non ancora dotata di un sistema assistenziale completo”, ha tuonato il presidente dell’Inps a Palazzo Madama.

Quel che sconcerta quanti sono contrari a continuare a mantenere i pensionati all’estero non è tanto, o non solo, la cifra (in incremento) sborsata negli ultimi anni. Ciò che allarma questa corrente di pensiero, Boeri in testa, è il trend che si è andato creando: ormai questa brillante idea che in principio era venuta a qualcuno è diventata una moda, e si teme che di anno in anno cresca il numero degli italiani che, appena maturata la pensione, si trasferiranno portando all’estero le loro risorse di consumatori maturate qui. Da dire, però, che la stragrande maggior parte di questa categoria di pensionati ha lavorato in Italia per brevissimo tempo: l’83% per meno di dieci anni, maturando all’estero il resto della carriera contributiva. Spesso sono dunque lavoratori di breve corso, che si erano trasferiti già molto prima del raggiungimento della pensione e non si tratta quindi sempre di “approfittatori”, dato che anche la moda di additare i pensionati furbacchioni (o semplicemente meritevoli e bisognosi di cambiamento?) dovrebbe essere ridimensionata da una corretta valutazione di tutti i dati, a difesa dell’una e dell’altra parte.