Tassa su extraprofitti banche: la Bce si mette di traverso. Cosa succede?
La Banca Centrale Europea si prepara a contestare l’ipotesi di imporre una tassa sugli extraprofitti delle banche. Un’idea nata dalla Premier Giorgia Meloni per racimolare risorse necessarie ad implementare le misure della Legge di bilancio, ma che non darà un gran gettito, calcolato in un miliardo o poco più. Ma per quale motivo la BCE…

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La Banca Centrale Europea si prepara a contestare l’ipotesi di imporre una tassa sugli extraprofitti delle banche. Un’idea nata dalla Premier Giorgia Meloni per racimolare risorse necessarie ad implementare le misure della Legge di bilancio, ma che non darà un gran gettito, calcolato in un miliardo o poco più. Ma per quale motivo la BCE si è messa di traverso? Vedi qui anche le critiche mosse da Moody’s.

La lettera

La BCE, stando al Corriere della sera, starebbe per inviare una lettera al governo italiano entro “un paio di settimane”, all’incirca all’inizio di settembre, in cui critica l’imposta che graverà sugli istituti bancari italiani.

La BCE, in primis, contesta il fatto che la nuova tassa è stata annunciata senza informare preventivamente la Banca d’Italia e la BCE, come previsto dalle regole europee. La richiesta formale di consultazione è prevista, infatti, dalla Decisione del Consiglio Europeo del 29 giugno 1998, che impone la consultazione della BCE nei casi in cui gli Stati decidano di applicare delle norme alle banche nazionali passibili di influenzare la stabilità di tali istituti e dei mercati finanziari. C’è dunque un vizio di forma nell’aver preventivamente annunciato ai mercato la volontà di imporre una tassazione extra.

L’Eurotower ritiene poi che la tassa sugli extraprofitti possa indebolire le banche nazionali e l’economia italiana, esercitando un impatto sul credito e quindi a sua istituzione sarebbe rischiosa per l’Italia ed i benefici andrebbero attentamente valutati rispetto agli effetti distorsivi che essa produrrebbe.

La precisazione del MEF

Il Ministero dell’Economia, in realtà, ha già smentito di non aver preventivamente consultato la BCE, come da routine. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha infatti precisato di aver “inviato alla presidente della BCE Christine Lagarde, il 10 agosto, data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la richiesta di “valutazioni di competenza della Banca Centrale europea” in relazione alla disposizione di materia di prelievo straordinario alle banche previsto dall’articolo 26 del decreto 104 del 10/8/23 approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 7 agosto”.

Cos’è la tassa sugli extraprofitti

La tassa sugli extraprofitti viene introdotta dall’articolo 26 del decreto 104/2023, meglio conosciuto come decreto Omnibus, che prevede un’imposta straordinaria del 40% sull’eccedenza delle entrate per interessi realizzate nel 2022 e 2023 rispetto all’anno 2021, a seguito dei progressivi rialzi dei tassi di interesse decisi dalla BCE. In pratica una tassa sull’aumento del margine di interesse per ambedue gli anni.

La tassa si applicherà se l’ammontare del margine d’interesse sarà superiore di almeno il 5% nel primo anno e di almeno il 10% nel secondo.

La tassa non potrà però superare lo 0,1% del totale dell’attivo relativo all’esercizio antecedente a quello in corso al 1° gennaio 2023.

Si studiano alcune attenuanti

La maggioranza sta ora ripensando un po’ questa imposta, che rischia di rendere meno competitive le banche che operano in Italia e sta quindi studiando una attenuante, in particolare l’ipotesi di deducibilità della tassa dall’imponibile. Una misura che annacquerebbe l’imposta rispetto alla portata iniziale. L’altra ipotesi è escludere dalla tassazione le banche minori, che non sono sotto il controllo della BCE.

Quanto vale in termini di gettito?

In base ad alcune stime approssimative il gettito della tassa sarebbe di poco superiore al miliardi. Infatti, il prelievo in forma “puro”  potrebbe pesare per circa 1,9 miliardi di euro, ma la portata si ridurrebbe a 1,3 miliardi di euro in caso di deducibilità, con un impatto a una sola cifra (cioè sotto il 10%) sugli utili per azione oppure un’erosione marginale del requisito patrimoniale Cet1.

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