Addio alle cabine telefoniche: Tim anticipa la data
È di certo un colpo al cuore per molti, ma le cabine telefoniche spariranno prima del previsto. Un vero e proprio simbolo di una tecnologia obsoleta e, di conseguenza, di un tempo passato che nostalgicamente ci è sempre più caro del presente. Parlare di cabine telefoniche equivale a ricordare la lira, le tessere telefoniche, spesso…

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È di certo un colpo al cuore per molti, ma le cabine telefoniche spariranno prima del previsto. Un vero e proprio simbolo di una tecnologia obsoleta e, di conseguenza, di un tempo passato che nostalgicamente ci è sempre più caro del presente.

Parlare di cabine telefoniche equivale a ricordare la lira, le tessere telefoniche, spesso collezionate, ma soprattutto un tempo in cui una telefonata era qualcosa di speciale, che sottolineava l’assoluta volontà di parlarsi. Oggi l’immediatezza ha portato via un po’ di romanticismo, di certo, ma nessuno farebbe un passo indietro, avendone la chance. In fondo il passato è bello perché è tale.

Quando spariranno le cabine telefoniche

Sarà ovviamente Tim a occuparsi dello smaltimento totale delle cabine telefoniche sul territorio italiano. L’intera lavorazione sarà completata, un po’ a sorpresa, entro la fine del 2023. Un netto anticipo sui tempi precedentemente previsti, che evidenziavano la data conclusiva per il 2026.

A parlarne è stato l’amministratore delegato Pietro Labriola, che ha confermato come lo smaltimento proceda in maniera spedita. Partito dunque il conto alla rovescia per un totale di 15mila cabine, circa.

Il nulla osta di Agcom aveva rimosso gli ultimi dubbi lo scorso maggio. I dati presentati, infatti, non consentivano altra forma d’azione. È stata infatti rilevata una copertura radiomobile pari al 99,2% del territorio, nelle aree servite ancora oggi dal servizio di telefonia pubblica. Questo è dunque divenuto a tutti gli effetti un semplice ricordo posizionato in vari punti delle nostre città.

Come detto, indietro non si torna e nessuno lo farebbe. Una prova è data dal numero di sim di telefonia mobile in possesso di soggetti umani, ovvero non usati per la domotica e l’automazione industriale. Si parla di 78.3 milioni di schede telefoniche, più dell’intera popolazione nazionale.

Le cabine telefoniche salvate

Questa procedura, ormai agli sgoccioli, si tradurrà dunque nel definitivo addio del servizio di telefonia pubblica? È vero che è stata evidenziata un’inutilità pratica, ma ciò è verificabile ovunque? La risposta è no.

In alcuni luoghi, infatti, i telefoni pubblici gestiti dal colosso Tim continueranno a esistere e funzionare. Pare difficile pensare siano corredati da cabinato telefonico, questo sì, ma la struttura a muro sarà salvaguardata. I più nostalgici potranno tirare un sospiro di sollievo, seppur minimo.

Si parla di luoghi di interesse sociale, come ad esempio gli ospedali o le caserme, ma anche i penitenziari. Agcom ha fornito anche in questo caso le cifre esatte. Si tratta di 1.801 postazioni in tutt’Italia, che di fatto terranno vivo questo ricordo di un’epoca che sembra ormai lontanissima, soprattutto a causa della corsa sfrenata delle nuove tecnologie.

Addio romanticismo, dunque? Di sicuro la stessa idea è balenata nella mente di molti nel passaggio dalla lettera al telefono. Perché dovrebbe essere diverso oggi, che la trasformazione è da un telefono a gettoni/schede a uno altamente tecnologico. E poi, se proprio si venisse colti da un attacco nostalgico-romantico, una lettera può ancora essere spedita, invece di una mail, e un giro in ospedale, come visitatore magari, può risolvere anche quest’ultimo ostacolo.

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