ENI

Eni perde 7,335 mld nel primo semestre, taglia la cedola a 0,36 euro per il 2020 (da 0,89 euro previsti pre-Covid), rivede ancora la strategia e la politica di dividendo. La perdita netta è determinata dalla rilevazione di svalutazioni pre-tax di attivitá non correnti di 3,4 mld (di cui 2,8 miliardi rilevate nel secondo trimestre) riferite principalmente a asset oil&gas e impianti di raffinazione in funzione della revisione dello scenario dei
prezzi/margini degli idrocarburi; per un valore complessivo post-tax di 3,6 mld comprensivo di svalutazioni di crediti d’imposta (3,5 mld rilevati nel secondo trimestre). L’adeguamento del valore contabile del magazzino ai prezzi correnti ha inciso per Ç1 miliardo. La perdita netta adjusted è pari a 655 mln nel semestre rispetto a un utile di 1,554 mld dello stesso periodo del 2019.

“Considero estremamente positiva la reattivitá mostrata da Eni nel semestre probabilmente piú difficile che l’industria oil&gas abbia dovuto superare nella sua storia. I prezzi sono crollati insieme alla domanda per effetto della crisi sanitaria e delle tensioni geopolitiche. Solo un intervento straordinario dell’Opec+ ha consentito di riportare un minimo di stabilitá nel mercato, mentre la difficile uscita dalla pandemia mostra ancora elevati elementi di incertezza”, ha commentato l’a.d. Claudio Descalzi, “in questo contesto Eni ha prontamente reagito rivedendo i suoi piani industriali nel 2020 e 2021 con l’intento di preservare la sua soliditá patrimoniale”.

In particolare, il Cane a sei zampe riduce i capex 2020 di circa 2,6 mld, pari a circa il 35% del budget originario con una nuova guidance per l’anno pari a 5,2 mld. Eni, inoltre, implementerá un programma di ottimizzazione costi con risparmi attesi nel 2020 di circa 1,4 mld; analogo ammontare è previsto per il 2021. Per il 2021 sono programmati ulteriori 2,4 mld di tagli, pari al 30% di quanto originariamente previsto per lo stesso anno a piano. La manovra capex sará concentrata quasi interamente nell’upstream.

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Allo scenario 2020 di 40 usd/barile è previsto un flusso di cassa ante variazioni del working capital adjusted di 6,5 mld, in grado di finanziare i capex previsti per il 2020. Rispetto alla stima iniziale di 11,5 mld allo scenario di 60 usd/barile, la flessione dei prezzi degli idrocarburi incide per circa -4,5 mld e gli impatti del Covid-19 per circa -1,7 mld, attenuati dai cost saving e performance per 1,2 mld. L’utile operativo adjusted 2020 mid-downstream (G&P, R&M con Adnoc pro-forma e Versalis) è stimato in 0,8 mld. In termini di liquiditá, Eni è ben posizionata per superare l’attuale downturn del mercato grazie alla resilienza del portafoglio di asset oil&gas a contenuto break-even ed alla solida situazione patrimoniale. Al 30 giugno 2020, la societá dispone di una riserva di liquiditá di circa 17,7 mld di cui 6,5 mld di attivi di tesoreria, 6 mld investiti in attivitá liquide, 0,5 mld di crediti finanziari a breve e 4,7 mld di linee di credito committed.

Per quanto riguarda il dividendo, Eni taglia la cedola e introduce una componente variabile in base al mutare dello scenario. “La policy è innovativa – spiega Descalzi -, perchè combina una componente base progressiva parametrata a un Brent di almeno 45 usd/barile a una componente variabile commisurata alla crescita del prezzo fino a 60 usd/barile, oltre il quale sará riattivato il piano di buy back. Il dividendo non sará piú un numero fisso in un mondo sempre piú soggetto a una elevata variabilitá, ma sará funzione dello scenario e dello sviluppo industriale del gruppo che vuole continuare a crescere offrendo un rendimento ogni anno competitivo ai propri azionisti”. Per quest’anno è previsto un dividendo minimo di 0,36 euro.

La cedola sará quindi impostata su una base progressiva con un incremento del 30-45% di Free cash flow aggiuntivo generato tra 45-60 usd (0,41 euro con Brent a 48 usd; 0,45 euro a 50 usd; 0,45 euro a 50 usd; 0,56 euro a 55 usd e 0,7 euro a 60 usd). Il programma di buyback verrá riattivato con un Brent superiore ai 60 usd (400 mln tra 61-65 usd e raddoppierá a 800 mln con Brent superiore ai 65 usd). Il titolo cede il 3,7% in Borsa, maglia nera tra le blue chip.

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