lettera di priorità

Che l’Italia sia un Paese ‘vecchio’ è sotto gli occhi di tutti, ma questo problema pare che venga dimenticato dalle istituzioni. A dirlo è Emilio Didonè, numero uno della Fnp Cisl Lombardia.

“C’è infatti il fenomeno dei grandi anziani, anche loro aumentati, e parlo della fascia d’età oltre i 100 anni, ma anche tra gli 80 e i 90, i 90 e 100 e i 70 e gli 80. Le malattie croniche sono dunque più diffuse, così come le persone non autosufficienti. Siamo il secondo o terzo Paese più vecchio al mondo. L’Italia non può ignorare questo problema. Istat e Censis hanno sempre comunicato questi dati e queste ricerche, ma la politica negli ultimi 20 anni li ha ignorati: perché? Bisogna adeguare il servizio sanitario, quelli sociali, i trasporti, le scuole e le abitazioni. Era prevedibile già ai tempi di Andreotti e Craxi che ci saremmo trovato in questa situazione, così come sappiamo esattamente tra dieci anni quanti cronici o cardiopatici avremo. Il politico ha tutto in mano per vedere e decidere il da farsi”.

Il covid è arrivato come una mannaia su Rsa e anziani: “E’ stata una iattura mondiale, inaspettato. Ma ha semplicemente esaltato problematiche noi già denunciavamo. Gli affollamenti ai pronto soccorsi c’erano già due – tre anni fa, così come le liste d’attesa. Nel 2011 questo Paese ha scelto di dimezzare i letti, passando da 6,7 – 7 ogni 1000 a 3,6. Quel Governo tecnico non toccò solo le pensioni, ma anche la carne viva, la sanità. Con la pandemia, c’è stata un’esplosione di questi problemi”. I sindacati dei pensionati avevano denunciato cosa stava accadendo nelle Rsa, a causa del coronavirus: “Siamo stati i primi, a marzo 2020, a dire ciò che stava succedendo, poi si sono accodati giornali e tv. Purtroppo, il covid ha fatto scomparire intere generazioni di chi ha costruito questo Paese”. I numeri sono ancora una volta impietosi: “Su 350 mila iscritti in Lombardia, il nostro sindacato ne ha persi 28 mila in un anno. È micidiale veder scomparire persone che conosci, la cosa più disumana è stata che i familiari non hanno potuto assistere negli ultimi giorni le persone anziane che se ne stavano andando. Mi sono immedesimato in un figlio, un fratello o una moglie. Avere chi ti stringe la mano, quando sei alla fine dei tuoi giorni, è fondamentale. Non è stato possibile, ma non è colpa di nessuno”.

Secondo Didonè, tra anziani e giovani c’è stato uno scambio generazionale in questo periodo: “I pensionati hanno supportato figli e nipoti con le pensioni, ma io ho ricevuto molte telefonate da questi giovani che non potevano andare a trovare i nonni. Questo scambio deve continuare perché non è vero che i vecchi portano via qualcosa ai giovani”. In Lombardia, numeri a parte, il ruolo degli over 65 è decisivo: “Non si è ancora vecchi e neanche troppo giovani. C’è esperienza per chi ha lavorato per 40 anni anche pensioni più decorose. Quando in una coppia entrambi i genitori lavorano, sono i nonni che vanno a prendere i nipoti a scuola. Nel volontariato, sono i più anziani quelli che si prestano di più. Sono ore non pagate, quanto costerebbero alla comunità? Prendiamo un vigile nonno, il Comune quanto dovrebbe mettere a bilancio per assumere una persona che controlla i bambini che escono da scuola?”.

Il segretario della Fnp Cisl Lombardia chiude con un messaggio chiaro: “Questo Paese deve assumersi la responsabilità politica dell’invecchiamento, organizzando i servizi sanitari e sociali. Le famiglie vogliono tenere a casa fino all’ultimo gli anziani, quando si arriva in una Rsa vuol dire che le hanno provate tutte. Siccome le future generazioni hanno stipendi bassi, come fa un figlio unico a pagare due genitori in una Rsa? Le rette sono aumentate del 20 per cento in Lombardia, oggi si pagano 220 euro al mese, più di 2 mila euro all’anno. Qualcuno mi dia una risposta a questa domanda. Come fa una persona sola a pagare? Perché queste considerazioni non le fanno le Commissioni preposte?”.

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