Erogazione di microcrediti in Basilicata


E’ arrivato ieri mattina dalla III commissione del Consiglio regionale della Basilicata (Attività produttive), riunita a distanza per rispetto delle norme anti covid, il primo sì all’istituzione del “Fondo per la crescita dei comuni confinanti con i giacimenti petroliferi”.

La proposta del consigliere regionale leghista Gianuario Aliandro è stata approvata coi voti del centrodestra più il renziano Luca Braia, e la sola astensione della 5 stelle Carmela Carlucci.
Al suo interno si prevede di «dare una diversa attenzione», in termini di ristori economici, «ai comuni che oltre ad essere “adiacenti” alle aree di estrazione sono territorialmente e direttamente “confinanti” con le stesse».

Nel mirino, insomma, ci sono i principi della legge regionale 40 del 1995, che ha stabilito l’impiego del 30% delle royalty del petrolio in progetti di sviluppo nell’area del cosiddetto programma operativo Val d’Agri in cui sono ricompresi i «comuni con la presenza del pozzo sul proprio territorio», quelli «confinanti con le aree di estrazione», ma anche quelli «adiacenti ma non confinanti con le aree di estrazione».

«Tali circostanze – spiega la relazione di accompagnamento del disegno di legge – non sono ininfluenti ai fini di una adeguata valutazione della destinazione delle risorse da attribuire ai suddetti comuni, dal momento che una delle componenti del “fattore di pressione” di cui non può non tenersi conto è proprio la oggettiva e reale distanza tra le aree interessate».

«Non vi è dubbio – prosegue ancora la relazione – che l’impatto (fattore di pressione ambientale ed economico) della presenza degli impianti di cui si tratta è diverso in relazione alla lontananza degli stessi e comunque comporta un rilevante impatto negativo sull’ambiente circostante le aree di estrazione. Peraltro, l’attività estrattiva è nota per la sua elevata tecnologia che consente anche perforazioni orizzontali di un pozzo di petrolio che, se per un verso consente di scavare un numero minore di pozzi, dall’altro, e paradossalmente, può intercettare ‘trappole di petrolio’ presenti all’interno del perimetro amministrativo di un comune confinante a quello in cui è ubicato il pozzo di esplorazione e/o di coltivazione».

Il nuovo “Fondo per la crescita” dovrebbe essere istituto «a partire dalle estrazioni da effettuare dal l gennaio 2022», ed alimentato cone «risorse che, con appositi piani biennali concordati tra Regione e comuni interessati, verrebbero destinati ad attività di interesse pubblico, per interventi di miglioramento ambientale e di efficientamento energetico, per l’efficientamento di edifici pubblici e privati».

A beneficiarne quindi, escludendo i comuni che già beneficiano di royalty dirette perché hanno impianti petroliferi sul loro territorio, sarebbero i comuni di Abriola, Anzi, Brienza, Moliterno, Paterno, San Martino D’Agri, Sarconi, Sasso di Castalda, Spinoso, Tramutola e Laurenzana. Più quelli dell’area della concessione Tempa Rossa, secondo un emendamento in questo senso proposto da Braia. Ovvero: Aliano, Armento, Cirigliano, Guardia Perticara, Missanello, Pietrapertosa e Stigliano.

Sulla proposta ieri è stato sentito in commissione anche il presidente dell’Anci Basilicata, Salvatore Adduce, che però ha messo in guardia dal rischio di «entrare in rotta di collisione con i partiti politici». Pertanto ha evidenziato l’opportunità di «comprendere cosa ne pensa la giunta regionale a cui sono attribuite le competenze di programmazione, economia ed ambiente».

«Direttamente o indirettamente – ha proseguito Adduce – l’intera regione è interessata dalle estrazioni petrolifere e quindi è importante far affluire nelle casse delle amministrazioni risorse aggiuntive. Farei una valutazione sulla finalizzazione dei fondi che andrebbero a ristorare le amministrazioni che sono state identificate nella proposta. (…) Proprio per le difficoltà che vivono le amministrazioni le risorse dovrebbero essere più libere».

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