Famiglie in affanno sulla rata del mutuo

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Recessione, disoccupazione in aumento, perdita di potere d’acquisto. È sufficiente mettere insieme questi tre elementi per capire come il mutuo, oltre a essere difficile da ottenere, è al giorno d’oggi anche complicato da onorare per chi già lo ha siglato.

Esistono, è vero, diverse iniziative che permettono di sospendere i pagamenti per almeno 12 mesi: il «Piano famiglie» avviato dall’Abi e da alcune associazioni dei consumatori nel febbraio 2010 e più volte prorogato (l’ultima estende i termini per presentare le domande a fine gennaio 2013), il Fondo di solidarietà per la sospensione dei mutui gestito da Consap per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze (al quale è stata garantita un’ulteriore dotazione di 20 milioni di euro) e ulteriori agevolazioni che vengono concesse da enti locali come provincie e regioni. Ma è altrettanto evidente che queste misure sono nate per tamponare difficoltà temporanee delle famiglie e non problemi che, visto il protrarsi della crisi economica, rischiano di diventare strutturali.

Il «Piano famiglie» è l’esempio più evidente di questo fenomeno: in base agli ultimi dati a disposizione (aggiornati a fine marzo) sono state circa 68mila le famiglie italiane che hanno dovuto ricorrervi in poco più di due anni, quasi tutte perché il sottoscrittore del mutuo aveva perso il posto di lavoro, ma per 55mila di queste (che hanno fatto richiesta da febbraio 2010 al novembre 2011) i benefici si sono già esauriti.

Ancora una volta occorre sottolineare che la proroga del «Piano famiglie», iniziativa unica nel panorama europeo, ha giustamente aiutato chi è vittima della crisi nel 2011 e nel 2012, ma niente può nei confronti di chi continua a soffrire perché la recessione si protrae purtroppo più di quanto si potesse pensare un paio di anni fa.

Ci sono però anche soggetti che non riescono ad avere accesso del tutto alle iniziative di sostegno, pur avendone evidentemente bisogno. I criteri per aderire al «Piano famiglie» e al Fondo di solidarietà escludono in genere chi ha stipulato un mutuo superiore a 150mila euro (che non è certo un limite da «super-ricchi», specie se l’abitazione è stata acquistata nelle grandi città) o ha un reddito annuo lordo oltre i 40mila euro.

Ma, soprattutto, le agevolazioni tagliano fuori l’intera categoria dei lavoratori autonomi, perché si attivano soltanto quando il richiedente è un dipendente e ha perso l’occupazione o subito una riduzione dell’orario e dello stipendio. Fondo e accordo Abi-Consumatori non contemplano la figura del libero professionista, forse perché è oggettivamente complicato stabilire se abbia diritto o meno alle agevolazioni, ma in questo modo non lasciano a questi soggetti altra scelta che intavolare con le banche che hanno concesso loro il mutuo una trattativa complicata e dagli esiti particolarmente incerti.

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