Salvatore Rossi, direttore generale di Bankitalia, lo ha ribadito in diversi passaggi della sua prima relazione annuale come presidente dell’Ivass: gli accertamenti ispettivi avranno un ruolo centrale per la nuova autorità di vigilanza del settore assicurativo nata a gennaio scorso dalla trasformazione dell’Isvap sotto la supervisione di Banca d’Italia.

Un primo assaggio è già arrivato, assieme alla messa punto del nuovo regolamento di organizzazione dell’Ivass che prevede tra le altre cose un servizio unificato di vigilanza prudenziale cartolare e un autonomo servizio ispettorato. Il piano delle ispezioni è stato messo a punto all’inizio di quest’anno e sono già stati avviati, con i metodi simili a quelli in uso in Via Nazionale, 11 accertamenti in loco, che si sono aggiunti ai nove disposti l’anno precedente e ancora in corso, in particolare nelle società coinvolte nel progetto di integrazione Unipol e Fondiaria-Sai, con cui è stata avviata una «serrata interlocuzione». Inoltre «estrema attenzione» viene riservata anche al riassetto diGenerali (appena autorizzata da Ivass all’acquisizione del controllo di Ppf Beta e quindi del 38% di Ingosstrakh) che coinvolge sia le attività italiane sia quelle internazionali.

 

Un nuovo corso, insomma, dettato dalla volontà di realizzare un più stretto collegamento con la vigilanza bancaria. «Non era facile dare concreta applicazione all’indicazione (arrivata da governo e parlamento, ndr) di avvicinare banche e assicurazioni», ha detto Rossi, sottolineando che polizze e filiali sono stati tradizionalmente considerati come due mondi separati. «Le assicurazioni rivestono nella nostra economia un’importanza spesso sottovalutata», ha detto Rossi, «mentre le banche tendono ad assorbire gran parte dell’attenzione riservata alla finanza e guardando agli attivi di bilancio il divario dimensionale appare in effetti cospicuo». Alla fine del 2012 gli attivi delle compagnie italiane ammontavano a poco più di 600 miliardi, mentre quelli della banche superavano i 4 mila miliardi». Ma c’è un altro fattore da considerare che fa crescere notevolmente il peso delle assicurazioni, specie in questa crisi in cui i riflettori sono puntati sui conti pubblici: le compagnie sono oggi il principale investitore istituzionale del Paese, visto che il 60% del portafoglio detenuto dalle compagnie a copertura delle riserva tecniche del ramo Danni e di quelle tradizionali del ramo Vita è investito in titoli pubblici. Si tratta di oltre 200 miliardi. Intanto, guardando ai bilanci, arrivano notizie positive. In un contesto di ulteriore contrazione della raccolta le compagnie assicurative italiane lo scorso anno sono riuscite a produrre utili per 6 miliardi dopo la perdita di 3,6 miliardi subita nel 2011. Anche sul fronte della solvibilità le imprese appaiono in salute. Il patrimonio di vigilanza alla fine dello scorso anno era pari al doppio dell’ammontare richiesto nel ramo Vita e a 2,8 volte nel ramo Danni. Valori simili a quelli antecedenti la crisi dell’Eurozona. «Questi risultati, raggiunti anche grazie alle immissioni di capitale degli ultimi anni, vanno preservati e consolidati, in presenza di importanti fattori di rischio», ha sottolineato Rossi. La guardia, insomma, non è stata abbassata. Anzi, è stato avviato un controllo semestrale della vulnerabilità a scenari prolungati di tassi bassi per le imprese che operano nel ramo Vita. Il mercato è stato richiamato alla corretta interpretazione di alcune disposizioni in materia di investimenti, specie in titoli strutturati e a marzo scorso le compagnie sono state invitate alla prudenza nella distribuzione degli utili e nelle politiche di remunerazione di amministratori e dirigenti.

 

L’altro obiettivo prioritario dell’Ivass è la tutela dei consumatori. Ieri l’istituto ha proposto modifiche all’impianto sanzionatorio (50 milioni di euro le multe nel 2012), con il passaggio delle multe dalle imprese alle persone fisiche. Poi c’è il nodo Rc Auto, con l’urgenza ad abbassare le tariffe delle polizze italiane, tra le più alte d’Europa. «Un fenomeno che sta assumendo una connotazione di ingiustizia grave», ha dichiarato Rossi, «con un numero crescente di veicoli che circolano sprovvisti di assicurazione». È necessario individuare soluzioni «rapide e durature», ha dichiarato il presidente dell’Ivass, aggiungendo che «le tariffe possono scendere senza pregiudicare la solvibilità delle compagnie». A questo scopo l’istituto ha annunciato un’iniziativa comune con l’Antitrust che sarà reso noto il prossimo 2 luglio, in occasione dell’assemblea Ania. A occuparsi del tema al ministero dello Sviluppo Economico è il sottosegretario Simona Vicari, che ieri, a commento della relazione Ivass, ha chiesto il «coinvolgimento di tutti i soggetti del settore delle assicurazioni», per dare finalmente attuazione all’opera avviata con i decreti sulle liberalizzazioni e Sviluppo bis

Di Deborah

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