Banca Mondiale emette bond anti-pandemia e finanzia lavoro forzato

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Sono state appena emesse dalla Banca Mondiale obbligazioni anti-pandemia (pandemic bond), prodotti finanziari lanciati per consentire la raccolta di capitale da usare tempestivamente in caso di emergenze sanitarie con promessa per gli investitori di elevati rendimenti (7% per il primo prestito, 11% per il secondo).

Si parla di emergenze come il virus Ebola che, nel 2014, ha mietuto migliaia di vittime in Guinea, Liberia, Nigeria, Sierra Leone, un disastro in termini di morti e di economia. Mentre Ebola distruggeva quelle Nazioni, i primi 100 milioni di dollari tardavano ad arrivare giungendo in Africa Occidentale dopo troppo tempo.

Il virus Ebola è un esempio importante, un caso di ‘panico e negligenza’ (come lo ha definito il presidente della BM Jim Yong Kim) che non deve più ripetersi in caso di emergenza sanitaria.

 

Banca Mondiale: raccolta fondi per una scommessa

Il fondo Pandemic Emergency Financial Facility della Banca Mondiale ha già in cassa più di 500 milioni di dollari delle sue risorse cui si aggiunge l’emissione di 425 milioni di bond anti-pandemia e swap derivati (105 milioni): un’emissione che ha già registrato una domanda del 200% dai mercati finanziari (gestori patrimoniali e fondi pensione soprattutto europei).

E’ stata, quindi, avviata subito la raccolta fondi destinata ad eventuali pandemie che dovessero svilupparsi da qui a 5 anni.

Questa raccolta fondi ha il sapore dell’azzardo e della scommessa: se nei prossimi 5 anni previsti non scoppierà nessuna pandemia, gli investitori potranno recuperare il capitale + gli elevati tassi d’interesse, altrimenti perderanno (interamente o parzialmente) il capitale investito, che andrà a finanziare l’emergenza sanitaria nei Paesi coperti dalla World Bank.

 

Bond anti-pandemia: le due tipologie

Sono due i tipi di obbligazioni anti-pandemia emesse dalla Banca Mondiale, in scadenza al 2020:

  • Pandemic bond al 7% di rendimento (emissione totale di 225 milioni di dollari) associate a virus tipo Sars e Mers;
  • Pandemic bond all’11% di rendimento (95 milioni totali), più rischiose, destinate ad emergenze per Coronavirus, Filoviridae, febbre contagiosa della Rift Valley, febbre di Lassa, febbre emorragica Congo-Crimea.

Si tratta di una sorta di polizze per eventi catastrofici (disastri naturali, terremoti, uragani) e sono state acquistate da investitori specializzati proprio in questo settore, in gran parte europei.

Con queste obbligazioni la Banca Mondiale intende non soltanto risparmiare più vite umane possibile ma anche pesanti costi legati alle epidemie considerando che, annualmente, ammontano a 570 miliardi di dollari.

Banca Mondiale finanzia con mezzo miliardo lavoro minorile forzato

Da una parte, un’iniziativa apprezzabile come i bond anti-pandemia per le emergenze sanitarie, dall’altra, la Banca Mondiale viene accusata di finanziare lavoro forzato e minorile in Uzbekistan dal più recente report di Human Rights Watch e dal Forum uzbeco-tedesco per i diritti umani.

Il finanziamento di 518,75 milioni di dollari in questione è legato ad alcuni progetti agricoli che sfruttano lavoro forzato anche minorile in Uzbekistan: in 135 pagine di report viene descritto nei dettagli come il governo abbia forzato studenti, operatori medici, insegnanti, dipendenti del settore privato e pubblico, oltre a bambini di 10-11 anni, per la raccolta del cotone e per ripulire i campi nel 2016 e 2015.

Ha obbligato più di un milione di persone ogni anno a lavorare nei campi di cotone dietro minacce (espulsione di studenti dalle scuole, interruzione del pagamento di contributi e, ancor peggio, hanno minacciato di sparare).

Il governo uzbeco ha addirittura minacciato attraverso violenze, intimidazioni e detenzioni arbitrarie sia giornalisti sia ispettori indipendenti per impedire loro di denunciare il lavoro forzato.

Gli accordi del finanziamento concesso dalla BM erano chiari: rispetto della legge che proibisce il lavoro forzato e minorile in mancanza del quale il prestito sarebbe stato sospeso.

Resta il fatto che la Banca Mondiale ha eseguito “un monitoraggio superficiale, inefficace, fornendo di fatto copertura agli abusi del governo” si legge nel report.

Nonostante alcune denunce, anziché sospendere il finanziamento al governo “la BM ha incrementato i propri investimenti nell’industria agricola uzbeca tramite l’International Finance Corporation”.

Situazione gravissima tanto che 274 compagnie hanno già deciso di non acquistare più cotone dall’Uzbekistan.

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